Il lavoro rende... ?
| [B]Log - Agosto 2007 |
Credo di aver perso qualche frammento del mio cervello lungo il percorso. Tempo fa non avrei avuto problemi ad iniziare a scrivere a partire da un idea, specialmente se tendente al malinconico, eppure ora son qui, con qualche flash nella testa e una totale incapacità di focalizzare l'attenzione sulle immagini. Sarà colpa di questo delocalizzato senso di insoddisfazione che mi porto dietro da qualche giorno (o settimana? o mese?). E' forse colpa di tutti questi pensieri e mozziconi di sigaretta che mi ballano tra le orecchie se non riesco più ad isolarmi come una volta da quello che ho attorno? Un'altra cosa che ho perso.
Credo che in grossa parte tutto dipenda dal lavoro. In passato quando volevo mollare qualcosa l'ho fatto; quanto sentivo la necessità di cambiare aria fosse per tedio, abitudine o qualche torto subito, mi sono sempre trovato nella posizione di poter cambiare strada. Ora non è più così semplice. Sia perchè faccio questo lavoro da ormai quasi due anni e mi sono affezionato alla stupenda routine da ufficio, sia perchè ora ho delle responsabilità diverse (fuori dalla scrivania).
Mi piace quello che faccio, ma non nel modo in cui sono costretto a farlo; so di essere cresciuto, almeno lavorativamente parlando, e so che potrei facilmente rivendere quello che ho appreso e realizzato (perchè in fondo è mia la proprietà intellettuale dei miei progetti) presso altri posti di lavoro. Eppure rimango fisso alla mia scrivania, forse nella speranza ostinata di scoprire che non ho atteso ventuno mesi in vano.
Ma a ripensarci un anno e nove mesi sono veramente troppi da attendere. Sarei potuto entrare come galoppino in qualche società "vera" e magari oggi occuperei la posizione che ho ora, solo che avrei anche un contratto vero e non una stretta di mano che si fa sempre meno forte e degna di fiducia.
Per questo quasi ho pianto questo pomeriggio davanti ad una camicia che non voleva saperne di stirarsi? Oppure l'altro ieri, mentre grigliavo peperoni, quando mi sono commosso ripensando ad un me bambino di sei anni che, all'asilo, incrociava le braccia facendone cuscino per la sua testa di riccioli biondi?
Credo che in grossa parte tutto dipenda dal lavoro. In passato quando volevo mollare qualcosa l'ho fatto; quanto sentivo la necessità di cambiare aria fosse per tedio, abitudine o qualche torto subito, mi sono sempre trovato nella posizione di poter cambiare strada. Ora non è più così semplice. Sia perchè faccio questo lavoro da ormai quasi due anni e mi sono affezionato alla stupenda routine da ufficio, sia perchè ora ho delle responsabilità diverse (fuori dalla scrivania).
Mi piace quello che faccio, ma non nel modo in cui sono costretto a farlo; so di essere cresciuto, almeno lavorativamente parlando, e so che potrei facilmente rivendere quello che ho appreso e realizzato (perchè in fondo è mia la proprietà intellettuale dei miei progetti) presso altri posti di lavoro. Eppure rimango fisso alla mia scrivania, forse nella speranza ostinata di scoprire che non ho atteso ventuno mesi in vano.
Ma a ripensarci un anno e nove mesi sono veramente troppi da attendere. Sarei potuto entrare come galoppino in qualche società "vera" e magari oggi occuperei la posizione che ho ora, solo che avrei anche un contratto vero e non una stretta di mano che si fa sempre meno forte e degna di fiducia.
Per questo quasi ho pianto questo pomeriggio davanti ad una camicia che non voleva saperne di stirarsi? Oppure l'altro ieri, mentre grigliavo peperoni, quando mi sono commosso ripensando ad un me bambino di sei anni che, all'asilo, incrociava le braccia facendone cuscino per la sua testa di riccioli biondi?
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