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[B]Log - Aprile 2002
Mercoledì 3 Aprile 2002
Non ho voglia di raccontare l'addio a Bassano adesso, lo farò in futuro, forse.
Ho un buco in mezzo al petto, un buco che non ha ragione di esistere.
Ero sulle scale esterne di casa mia, a leggere le ultime pagine di un fumetto al sole (Orange Road, per chi lo conoscesse).
Poi il sole è andato via, ha cominciato a fare freddo. Mi sono ristretto nei miei vestiti, non mi andava di cambiare posto. Guardavo le pagine che mancavano alla parola fine come una condanna a morte che sta per arrivare. Mi sono riscoperto a desiderare di non essere già arrivato li.
A storia finita ho sfogliato le pagine al contrario, guardavo quella pagine da poco lette e pensavo a come mi sentivo. Emozioni esagerate per un fumetto, eppure sempre emozioni.
La storia finisce bene, ma non basta a ricucire a ferita che ho dentro. Un adolescenza passata a immedesimarmi, e dormire per poter sognare, a sperare che nella pagina successiva della mia vita ci sarebbe stato qualcosa di simile a un cartone animato. Invece nulla. O meglio...
Diverso.
Nulla è troppo poco, mi aspettavo qualcosa di diverso... Evidentemente il mio fumettista ha avuto poca fantasia. L'abilità del burattinaio non sta forse nel saper nascondere bene i fili della sua marionetta?
Vorrei solo poter continuare a sognare come facevo da bambino. Ma il tempo ammazza i sogni e ti insegna a riposare quando chiudi gli occhi e a considerare i sogni solo un diversivo notturno.
Non riesco più ad ascoltarmi. C'è una frattura dentro di me, tra quello che ero e quello che sono, il bambino che ero si rifiuta di accettare il ragazzo che sono. E come dargli torto?
Aveva trovato il copione, almeno pensava di aver letto il suo... e invece no...
Ho sempre cercato di scappare nelle pagine dei libri che leggevo, nei cartoni animati che vedevo in tv. Sono stato Wil quando piange la morte della sua Amberle per ristabilire il divieto, sono stato Garet Jax in punto di morte, sono stato Boromir che suona il suo corno, sono stato Kyosuke che aspetta Madoka seduto sulla panchina di un parco, sono stato Sirio il Dragone mentre combatteva contro Cancer dopo la morte di Fiore di Luna, sono stato Gollum dopo che Bilbo gli aveva portato via il suo tesssoro, sono stato il ragazzo di cui non ricordo il nome nel cartone che parlava di una pietra azzurra, sono stato un guerriero romano che muore per aver amato una ragazza di Albion, sono stato Ettore ucciso da un ingiusto Achille, ho visto le luci di Atlantide fuggire via durante la caduta della città, sono stato un maestro Ramas che uccide un il Khetag, sono stato un figlio di Bhaal che combatte contro la sua natura maligna, sono stato Larry Underwood dopo lo scoppio di una malattia che ha ucciso quasi tutta la popolazione mondiale, sono stato Paul Atreides mentre cavalca un Verme di Dune.
Ma come ogni volta le pagine del libro finiscono, e la voglia di dimenticare quello che hai letto per poteri riprovare le stesse emozioni e sempre più forte.
Si avvicina la parola fine, e mi ritrovo sempre li, sulle mie scale esterne, con il sole che si è nascosto chissà dove e un leggere venticello gelido, chiudo il libro che ho appena finito e mi guardo intorno come appena svegliato da un lungo sonno. Apro per bene gli occhi e mi stringo ben bene per cercare un pochino di calore. Quello che vedo non p come lo vorrei, non è come lo sognavo da piccolo, meglio tornare a leggere, meglio richiudere gli occhi.
Voglio ricordarmi come si fa a sognare.


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