Poesia dei miei 4 anni
| [B]Log - Aprile 2006 |
Avete presente quei momenti durante i pranzi di famiglia quando scatta la gara al passato, dove si evocano gli stessi ricordi tutte le volte? Una delle storie preferite di mia madre racconta di quando da piccolo imparai a memoria una poesia. Forse stupito dalla magia del ricordo, si dice che raccontassi questa poesia a tutti i parenti che incontravo. Pare anche, secodo voci non confermate, che alla fine non è che la sapessi così bene, ma che ero già abbastanza tignoso da portare avanti una performance fino a compimento; per questo ogni volta che sbagliavo una parola, e pare succedesse anche abbastanza spesso, ricominciavo da capo. La poesia poi non era neanche delle più allegre. Figuratevi voi un bambino di 4 anni che recita una poesia senza la minima intonazione, più cantilenando che altro, per dieci volte almeno, ad ogni persona che incontra e che gli rivolge la parola.Eccovela:
IL TESTAMENTO DI UN ALBERO
Un albero di un bosco
chiamò gli uccelli e fece testamento:
lascio i miei fiori al mare,
lascio le foglie al vento,
i frutti al sole, e poi
i semini a voi.
A voi poveri uccelli
perchè mi cantavate la canzone
nella bella stagione.
E voglio che gli stecchi,
quando saranno secchi,
facciano il fuoco per i poverelli.
(Trilussa)
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