Dialogo

Parole, opere e omissioni -> Racconti

Un racconto con frase iniziale fornita sulla quale lavorare; il laboratorio di scrittura all'università ha dato alla luce parti strani, e questo racconto, che rivede la luce dopo un restauro leggero, ne è un figlio.

“Va bene. Facciamo quest’altro gioco. Arriva un extraterrestre sul nostro pianeta e tu devi offrirgli un esempio del meglio che c’è sulla terra, per invogliarlo a restare. Devi dargli un oggetto, un libro, una canzone, una frase” disse Donnie cercando di dar fuoco ad una sigaretta coprendo la fiamma dell'accendino con la mano. Pensò, sbuffando, che c'era troppo vento su quel tetto.

“Vorresti sentirti dire che gli regalerei un tuo sorriso? Eh?” rispose Kate senza neanche guardarlo in faccia, sporgendosi per guardare in basso, nel buio pesto più completo, dal basso parapetto dietro al quale erano riparati da ormai quasi un ora.

“Sarebbe carino da parte tua, ma non mi aspetto una simile delicatezza da una tizia che va in giro con un fucile grande quanto il mio braccio sotto l'impermeabile”. Altre scintille, ma il fuoco non voleva saperne di fare il suo lavoro.

“Allora direi che sarebbe meglio tu stessi zitto, visto che siamo qui per lavorare.” Una folata di vento silenziosa le mosse i capelli neri lisci lunghi fino alla base del collo.

“Eri più dolce ieri sera a casa mia, mezza ubriaca.”

“Forse perché lì non stavamo 'lavorando'. Tu che ne pensi?”

Lui, gettando via la sigaretta ancora spenta, si avvicinò all'orecchio di lei, sussurrandole: “Sai io cosa gli regalerei?”.

Un leggero sorriso sulle labbra rosse e sottili, gli occhi comunque fermi sulla strada illuminata solo da una scritta gialla al neon dieci piani più sotto: “Sta per arrivare una frase da poeta romantico dell'ottocento, vero? Sento che stai per dire qualcosa di terribilmente mieloso”.

“Gli regalerei il ricordo del nostro primo incontro”.

Dolce. Un vero killer sentimentale, penso Kate mordendosi il labbro inferiore per soffocare l'accenno di sorriso, poi disse: “Se continui così mi si cariano i denti”.

“Dico davvero!”

“Donnie, ci siamo conosciuti su una rampa di scale mobili, io che scendevo e tu che salivi; cosa c’è di romantico?”

“Non è stata forse la cosa più toccante e vera che ti sia mai capitata? Quei lunghi momenti in cui ci siamo guardati negli occhi, mentre i nostri due visi si avvicinavano lentamente”.

Sorridendo, lei: “Ma poi sei stato tu a saltare sulla mia scala mobile e a inseguirmi per tutta la metropolitana per paura di non rivedermi più”.

“Per tua fortuna almeno io ho molta meno paura di mostrare quello che provo. Non mi serve di essermi scolato mezza bottiglia di Vodka”.

Kate si girò di scatto, veloce e ferma, e con una voce tagliente ma non cattiva: “Ho una mia teoria: secondo me ammazzare le persona raggela un poco l'animo quando si tratta di sentimenti. Tu che dici?”.

“E io allora!?!”.

La ragazza rimanendo con lo sguardo fisso sul viso di Donnie gli passò un dito freddo sulle labbra, a mimare di fare silenzio. Poi lei sussurrando: “E’ per questo che mi piaci”.

Poi Kate si voltò di nuovo verso la strada in fondo. Passarono alcuni secondi di freddo silenzio, poi con un gesto fluido e veloce imbracciò il fucile, avvicinò l'occhio destro al mirino sottile, un gesto veloce del dito indice, un leggero rumore sordo soffocato e il signore appena uscito dal locale notturno dall’altro lato della strada cadde a terra con un piccolo tonfo. Il tempo si fermò per un secondo. Kate prese la mano di Donnie e se lo trascinò dietro correndo sul tetto; Per quella sera avevano finito di lavorare.