Valzer di Pensieri

Parole, opere e omissioni -> Racconti

Piove; è il 27 di agosto e piove.
Queste poche parole frullano nella testa di un ragazzo che, con il giacchetto di jeans tirato sopra la testa per non bagnarsi, passeggia rassegnato lungo il marciapiede. Affonda le scarpe con noncuranza nelle pozzanghere, procedendo con passo sostenuto verso casa. Il cielo è una lastra di marmo per nulla confortevole, e la pioggia, fina ma insistente, incolla i vestiti sulla pelle. Ha in volto l'espressione di chi è arrabbiato con il mondo, di chi vorrebbe il sole e riceve solo secchiate di acqua. Devo sbrigarmi, si ripete di continuo in testa, devo arrivare a casa e cambiarmi, volare di corsa, con un ombrello questa volta, al ristorante dove lavoro, altrimenti mi scala anche questa settimana i soldi dallo stipendio. Solleva un pochino la testa verso l'altro lato della strada e intravede una ragazza in attesa di un autobus in ritardo, ma è troppo occupato dai suoi pensieri per soffermarcisi.
Anche la ragazza nota quel giovane che cammina veloce per l'altro lato della strada, Avrebbe voluto parlare con qualcuno, sarebbe andato bene anche quel ragazzo, un perfetto sconosciuto, ma è ormai passato. Si è rassegnata all'eventualità che l'acqua la bagni. Ha i capelli fino alle spalle tutti appiccicati al volto, la faccia allungata dall'espressione non proprio contenta. E come non bastasse l'autobus continua a ritardare. Si rituffa allora nei suoi pensieri. E' di ritorno a casa dopo una mattinata spesa all'ospedale, aveva fatto il test dopo tanta indecisione: positivo. Positivo, fino a che punto lo era per lei, positivo? Il pesante autobus apre con un soffio stanco le sue grandi porte e lei sale distrattamente i gradini, oblitera il biglietto e prende posto in uno dei molti sedili vuoti. Si accarezza con delicatezza la pancia mentre l'attenzione cade per un momento su un anziano signore rivolto verso di lei, con lo sguardo assente, chissà come sarebbe stata lei all'età di quel signore.
L'anziano esamina con uno sguardo distratto la giovane che sale e si mette a sedere. Dopo pochi istanti rivolge di nuovo gli occhi al panorama che scorre fuori dal finestrino macchiato di gocce di pioggia. Neanche la pioggia è più come quella di una volta. Ora ci sono queste pioggerelle fini che sembrano prenderti in giro, almeno una volta se doveva piovere faceva delle gocce di acqua grosse come noci, erano temporali più sinceri e meno subdoli di questi di oggi. Avvicina una mano alla sua valigia. Se ne è andato di casa per la prima volta dopo quarant'anni di matrimonio, è andato via perché non sopporta più i continui scatti d'ira della moglie. Non ha deciso ancora dove andare e non scenderà da quel autobus finché non avrà deciso. I suoi occhi cadono su un uomo in abito elegante che attende sotto la tendina di un bar che la pioggia smetta di cadere.
L'uomo in abito scuro guarda l'autobus passare e schizzare con l'acqua tutto il marciapiede. Si stringe un pochino di più nella sua giacca leggera per sentire un pochino meno freddo. E' li sotto ormai da venti minuti, e usa la pioggia come scusa per ritardare il suo rientro a casa. Quelle quattro mura gli ricordano la sua solitudine, ora che i suoi amici sono tutti in vacanza. Lui è dovuto rimanere in città per lavoro; lavoro che ha perso quella mattina stessa. Lo hanno licenziato con un largo sorriso, adducendo motivi di riduzione del personale. Una sconfitta da aggiungere alla collezione delle sue coppe perse. Con le mani si sistema un pochino la camicia stropicciata, e con una decisione improvvisa corre sotto la pioggia. Non nota con la coda dell'occhio una ragazza che esce in quel momento da una cabina telefonica e guarda incuriosita quell'uomo vestito elegante che corre sotto la pioggia.
Dopo aver chiuso la telefonata, esce soprappensiero dalla cabina telefonica, guardando solo di striscio l'uomo che corre, sorpresa solo per un secondo. Ritorna con i suoi pensieri alla telefonata appena conclusa, durata appena dieci secondi. Un secondo per dire "Pronto?", un secondo per sentirsi chiedere "Chi è?", uno per rispondere, sette lunghissimi secondi di insulti e inviti poco gentili a "sparire dalla sua vita". Ha riagganciato senza un fiato. Ha cercato una cabina nonostante la pioggia per non doversi sentir fare mille domande dai suoi genitori. Ma lui ha fatto capire abbastanza chiaramente che è finita. Ha sbagliato lei per prima, sottovalutando la loro storia e concedendosi un bacio con un altro perché gli andava. Ora è lei in lacrime, come lo era stato lui quando lo era venuto a sapere. Cammina noncurante della pioggia, con le lacrime che si mischiano all'acqua che cade dal cielo. Guarda avanti, ma non vede, non vede neanche quel giovane che in bicicletta le getta uno sguardo, intravedendo le sue lacrime.
Il ragazzo per un attimo rallenta per vedere se lei sta effettivamente piange o meno, ma alla fine decide che è solo la pioggia e riprende a pedalare in piedi per darsi più spinta. Sente il vento cercare di rallentare la sua corsa su quei pedali, gli occhi ridotti ad una fessura per non rimanere accecato dall'acqua. Concentrato sullo sforzo, impegnato a dare il ritmo con il respiro, sente la pioggia che scorre sul suo impermeabile rosso che gli arriva fino alla cintola. E' di ritorno da casa della sua lei, una mattinata passata a studiare e a baciarsi, e ora si sente in grado di reggere anche il più forte degli acquazzoni, figuriamoci se questa pioggerellina può dargli pensiero. Una macchina accostata a lato apre all'improvviso la portiera. Lui scarta di lato e la evita per un soffio, senza neanche voltarsi mostra il dito medio alla signora che scende dalla macchina e sconvolta per quel gesto si stringe ancora di più nella sua pelliccia indignata.
to be continue.....