Racconto di Natale

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Ogni anno il giorno della vigilia di Natale, al cadere dei primi fiocchi di neve, Lex trovava nella sua casella delle lettere una busta di carta chiusa con la ceralacca. Anche quell’anno era in attesa del solito segnale, un fulmine e un tuono fortissimo, che gli annunciavano che c'era posta per lui. Aveva fatto ormai l'abitudine a questo evento di per sé incredibile, lo aveva accettato come si fa con le piccole magie della vita. Naturalmente i primi anni era stato curioso, aveva indagato, ma ogni tentativo di scoprire qualcosa si era rivelato inutile. Una delle tante vigilie passate aveva trascorso tutto il tempo fuori, vicino la cassetta della posta, in attesa di vedere chi consegnava la busta, ma a niente era servito quel tentativo. Mentre era in attesa vide il forte lampo, udì il tuono e quando controllò, la busta da lettere era magicamente comparsa.
Da allora aveva smesso di cercare di scoprire chi fosse l'anonimo mittente. Aveva iniziato semplicemente ad attendere i segnali che gli annunciavano l'avvenuta consegna. Dovevano mancare ancora parecchi minuti, di solito il tutto avveniva vero l'ora del tea. Aveva da poco messo l'acqua sul fuoco e si sedette nella sua poltrona davanti il camino a leggere un buon libro. Cercò di articolare le frasi che leggeva, ma l'attesa gli impediva tutti gli anni di fare qualunque cosa che richiedesse un minimo di concentrazione. Poso dopo poche righe, sconfitto, il libro, riponendo con cura il segnalibro fra le pagine ingiallite. Si aggiustò la vestaglia da camera e immerse lo sguardo nella brace fumante.
Quanti anni erano che riceveva questa lettera? Non ricordava il numero esatto, ma dovevano essere almeno 50. Viveva ancora con i suoi, nella casa di città, quando vide per la prima volta quella busta tagliata in maniera grossolana e la ceralacca che la chiudeva con il simbolo delle tre ondine che ormai aveva imparato a riconoscere. La busta era arrivata da quel giorno puntuale, sempre il giorno prima di Natale. Lo aveva seguito anche nei suoi due cambi di domicilio, quando si era sposato e con la moglie avevano deciso di trasferirsi nel paese di lei e quando, dopo la morte della sua compagna, aveva traslocato fuori città, in aperta campagna, solo. La busta lo aveva seguito anche nell'anno passato al fronte. Quell’anno era sicuro che non sarebbe arrivata, e invece giunse precisa come al solito, insieme alla posta natalizia della sua famiglia. Nessun mittente. E per destinatario solo il suo nome. Nessuna affrancatura, nessun timbro postale. Quell’anno nel vederla aveva pianto, grato di averla ricevuta in quella triste e fredda trincea.
Lex era ormai vecchio e ricordava con piacere quel piccolo rito che lo aveva accompagnato per tutta la sua vita. Ripensare ad ognuna di quelle buste che gli erano arrivate significava ripercorrere tutti i natali della sua vita, i suoi genitori, la sua famiglia, i suoi figli, sua moglie. Ogni cosa era sparita e solo lei, di tutto quanto, continuava ad essere presente alle sue vigilie.
Intravide un grosso lampo di luce attraverso le tende della finestra. Lentamente cominciò ad alzarsi dalla poltrona, con le vecchie membra che protestavano per l'abbandono di quel torpore tanto confortevole. Dopo pochi secondi giunse il tuono di conferma; era arrivata.
Usci di casa senza coprirsi, inzaccherandosi le pantofole nel nevischio che scendeva calmo. Aprì il coperchio della cassetta delle lettere e vi trovò la busta chiusa dalla ceralacca. Prese il tutto con la mano tremolante per il freddo, richiuse il coperchio e rientrò frettolosamente dentro casa. Chiuse la porta dietro di sé dirigendosi verso la cucina prese un coltello con il quale stacco la ceralacca dalla carta. Aprì un cassetto dove conservava tutti quei bottoncini rossi che chiudevano le lettere, ognuno dei quali contrassegnato con le tre ondine, e vi ripose quello appena arrivato.
Si sedette di nuovo nella poltrona davanti al camino, accarezzando con le dita la carta ruvida della busta. Lesse sul retro il suo nome scritto a chiare lettere corsive con dei ghirigori molto vezzosi. Girò la busta e alzò il lembo che consentiva di leggere il biglietto che custodiva all'interno. Bianco. Completamente bianco; neanche una lettera. Uguale a tutti gli altri che aveva ricevuto in quei lunghi anni. Ormai non se ne stupiva più, non si chiedeva neanche più il perché di tutto quanto. Si versò un sorso di vino nel bicchiere poggiato sul tavolino vicino la poltrona e bevette alla salute del suo sconosciuto mittente di poche parole.
Meglio un biglietto bianco di un banale "Auguri di un felice Natale" si era sempre detto. Ma quando il benaugurate oltre ad essere muto ha anche una maschera sul viso, viene da chiedere perché si sia data tanta pena. Aveva superato da parecchio l'età in cui si era arrovellato su simili domande. Aveva trovato decine di risposte, ma di nessuna avrebbe mai potuto avere conferma. Strinse il talloncino bianco contenuto nella busta tra pollice e indice della mano destra. Lo avvicinò alla candela e lo vide bruciare con lentezza, infine lo buttò nel camino. Prese poi la busta, la accartocciò e la mandò a fare compagnia al biglietto bianco. Passò in rassegna tutte le volte che aveva bruciato quel messaggio vuoto. Il calore della casa in città dove aveva cresciuto i suoi figli, l'affetto della moglie che il tempo gli aveva portato via troppo presto, i regali dei suoi genitori, troppo poveri per stupirlo con delle sorprese, ma capaci di donargli sempre un sorriso. Prima che smettesse di fare l'albero natalizio quella busta aveva sempre trovato posto fra i suoi rami, per finire nel fuoco solo a tarda notte, prima di andare a dormire. Ora la sua fine era anticipata, ma gli riportava lo stesso alla mente i 54 natali passati con la sua presenza, da quando, a tredici anni, aveva iniziato a riceverla. Ecco quello che conteneva realmente la busta. Conservava al suo interno tutti i ricordi dei natali passati. Il regalo di Natale più bello che potesse ricevere.