Il Traditore

Parole, opere e omissioni -> Racconti

Qualcuno doveva aver tradito il gruppo, non potevano aver trovato il loro nascondiglio così in fretta senza una soffiata da qualcuno che conoscesse quell'informazione. E gli unici che potessero spifferare il luogo esatto erano tutti dentro quella stanza. Avevano iniziato l'esplorazione dei saloni sottostanti, ci avrebbero messo almeno un ora prima di arrivare nel loro nascondiglio al terzo piano, ma non avevano via di scampo, potevano solo attendere e cercare di capire chi si era venduto.
Jador era accovacciato in terra con le mani tra i capelli biondi, piegato verso il basso, in una posa di rimpianto e di resa, si sentiva come un topo in trappola. Rimpiangeva il suo onesto lavoro di messaggero, non avrebbe mai dovuto immischiarsi in affari più grandi di lui. Lo avevano reclutato due settimane dopo che aveva perso il suo lavoro, aveva bisogno di soldi e avrebbe accettato qualsiasi mansione pur di raccimolare qualcosa. Ma non pensava che tutta questa storia lo avrebbe portato al terzo piano di un castello, intrappolato in una stanza ad attendere che dei carnefici lo finissero.
Ania guardava in faccia ad uno ad uno i componenti del gruppo cercando una smorfia o un espressione che rivelasse chi aveva tradito, chi aveva potuto vendere le vite di tutti gli altri per qualche moneta. Terminata l'analisi infruttuosa si appoggiò con le spalle al muro, si passò una mano sudata tra i capelli lunghi neri cercando un poco di sollievo dal caldo che faceva li dentro. Si girò verso la parete appoggiando la fronte al muro gelido e premendo contro di essa con le palme delicate aperte.
Cloudiel grugniva in direzione di ognuno ventilando accuse sensa capo ne coda, al solo scopo di sfogare il fuoco che gli ardeva dentro e che lo avrebbe fatto scoppiare. Accarezzava la sua ascia pensando a cosa avrebbe fatto se avesse saputo quale dei presenti smontare ad accettate come fosse un tronco di legno. Prese dallo zaino una pietra e cominciò con cura ad affilare la lama della sua arma, facendo qualche piccola scintilla, pregustando la battaglia che avrebbe messo la parola fine alla sua vita molto probabilmente.
Garet cercava di rimuginare su ogni possibilità di fuga,analizzando le loro possibilità. Non erano molte. Anzi, non esistevano. Faceva piccoli passi per la stretta sala, stando attento a non fare rumore, arrivò davanti ad una parete e vi appoggiò le palme delle mani. Non sempre c'è una via di uscita.