La Cura

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Alvean guardò Garet disteso sul letto dove riposava ormai privo di sensi da un giorno intero. Aveva fatto quello che poteva, ma certe ferite non si curano. Lei, con le sue mani, aveva potuto alleviare il dolore delle ferite sulla pelle, ma per quelle interne poteva fare ben poco. Aveva potuto guardare, mentre lo curava, nella sua mente addormentata, aveva osservato i sogni che faceva, gli incubi che lo tormentavano. Garet era ossessionato da qualcosa. Alvean aveva trovato un buco di due settimane nella sua memoria, un taglio netto troppo ben delineato per essere naturale. Qualcuno non sfruttava come lei i propri poteri per guarire, ma per fare del male.
Lo avevano portato da lei malconcio, pieno di ferite di artigli e zanne, lasciato a morire sotto il sole in un campo di grano da chissà chi. Erano passate due settimane e si erano alternate fasi di veglia isterica a fasi di svenimenti anche lunghi ore. Aveva sempre tenuto sotto controllo l'animo del ragazzo, accarezzandolo come poteva per tranquillizarlo. Ora la situazione si era stabilizzata e stava dormendo serenamente, sognando di quando era piccolo, un sogno indotto dai poteri di Alvean.
Aveva indagato nei suoi ricordi per scoprire come era arrivato ad essere ridotto in quel modo, ma tutto era buio, nessun riferimento su cui lavorare, una macchia d'inchiostro a coprire il tutto.
L'importante era che ora stava guarendo. Forse il non ricordare nulla delle ultime due settimane lo avrebbe aiutato, lo avrebbe spinto a lasciarsi dietro qualsiasi cosa fosse successa. Ma difficilmente si sarebbe dimenticato di lei. Amberle era un ricordo troppo forte nella mente di lui per relegarla nel dimenticatoio. Non aveva un solo ricordo di lei come persona fisica, ma nell'angolo dei sentimenti il suo nome riecheggiava come una nenia che impedisce di dimenticare. Avrebbe potuto spegnere quella voce per sempre con i suoi poteri, ma Alvean non se la sentiva, sapeva bene quanto sono importanti i ricordi.
Si alzò dalla sedia dove guardava il corpo di Garet disteso, si avvicinò a passi lenti facendo ondeggiare leggera la veste. Poggiò due dita sugli occhi chiusi del ragazzo. Sentiva sempre quel nome nella sua mente che lo tormentava. Alvean spinse leggermente con i polpastrelli sulle palpebre del ragazzo e il suo potere inondò il corpo del malato. Una sottile luce verde scintillò per un attimo sulla punta delle dita della ragazza e i lineamenti del viso di Garet si rilassarono. Per ora aveva distolto l'attenzione del ragazzo, non avrebbe sognato di lei per un poco, ma quel nome sarebbe tornato presto, da sveglio.