Dungeon

Parole, opere e omissioni -> Racconti

I corpi dei lavoratori erano tutti accatastati uno sopra l'altro da ormai almeno duecento anni, l'odore che emanavano, chiusi per tutto quel tempo in una stanza, permetteva a stento di trattenere i conati di vomito. Ania nel trovarli emise un urlo acutissimo e tentò di richiudere invano quella porta seminascosta che aveva trovato. Come diavolo erano arrivati a trovarsi davanti tutti quei cadaveri? Erano partiti per cercare un drago rosso e il suo tesoro, e alla fine si erano ritrovati avvinghiati in una storia di vendetta. A quanto pareva il drago aveva divorato durante uno dei suoi viaggi la figlia di un mercante, mentre questa era di guardia al bestiame al pascolo. Il padre della ragazza non aveva resistito al trauma e doveva essere impazzito, vendette tutti i suoi averi per formare un gruppo di mercenari e inseguire con loro l'animale. A quanto pare riuscirono a trovare il drago e la sua tana, nelle caverne di un monte su un isoletta, ma tutta la truppa sparì una volta entrata nella tana del drago. Erano partiti in quattro, Ania che viveva rubacchiando al mercato, Garet che era stato cacciato dalla milizia cittadina e usato come capro espiatorio in una faccenda molto più grande di lui, Cloudiel, un nano rozzo e ubriacone che era pericoloso per gli altri quanto per se stesso, e Jador, un messaggero che si vantava di essere stato un tempo un diplomatico importante. Un gruppo così male assortito che cercava riscatto da una vita che aveva offerto loro molto poco si era cacciato in un grosso guaio. Erano ormai due giorni che cercavano la via d'uscita da quelle sale dove erano rimasti prigionieri una volta varcata l'entrata. Avevano cominciato ad esplorare quella strana costruzione pensando che li avrebbe condotti alla tana del drago. Scoprirono presto che quell'edificio era stato costruito dal padre della ragazza uccisa dal drago. La follia doveva essersi impadronita di lui, come descriveva un frammento di un diario di uno dei cadaveri trovati per le sale. Aveva portato con se i familiari, e usando le ricchezze del tesoro del drago che avevano effettivamente ucciso, costruì queste imponenti sale per costruire una monumentale tomba dove riposare in eterno con tutta la sua famiglia. Uccise sua moglie e suo figlio e depose i corpi in una sala mortuaria in un giardino di fiori di vetro, costruì una enorme sala con delle enormi colonne a sorreggere la volta, con sulle pareti dipinti che raccontavano tutta la storia e tutto il dolore di un padre che non poteva vivere senza sua figlia. Adesso avevano trovato i corpi di tutti quelli che avevano lavorato alla costruzione, avvelenati dal loro ultimo pasto. Il padre aveva voluto che nessuno disturbasse il sonno della sua famiglia per venire a prendere quello che rimaneva del tesoro del drago.
Cloudiel esaminò alcuni dei corpi senza poter trovare nulla di interessante. Ancora chino in terra si voltò verso gli altri tre con la faccia interrogativa, grugnendo:
- E adesso che facciamo? Siamo arrivati qui solo per trovare un mucchio di cadaveri? E' già la seconda carneficina che troviamo in queste stanze, la prima era poco dopo l'entrata, dove c'erano tutti quei corpi di maghi, o presunti tali visti i loro vestiti, e dove abbiamo trovato il diario. Io non sono uno che si impressiona facilmente, ma quando vedo troppi cadaveri il mio umore comincia a diventare nero.
Jador fece un passo in avanti:
- Cloudiel, a nessuno fa piacere stare qui, ma se vagli tutte le possibili evenienze, converrai con noi che l'unica cosa che possiamo fare è continuare a cercare, sia una via di uscita che la tana del drago.
Cloudiel si alzò di scatto in piedi e a piccoli, ma veloci, passi da nano arrivò a pochi centimetri da Jador e lo afferrò per il collo:
- Non so che farmene delle tue belle parole, so solo che sei stato inutile fino ad adesso, mentre io quasi ci rimetto un braccio prima in quella trappola che abbiamo trovato. Credo che adesso sarai tu ad andare avanti per i corridoi di queste sale, a meno che tu non preferisca rimanere qui a fare compagnia ai cadaveri.
Jador si liberò dalla morsa del nano indietreggiando e tossendo.
Garet si fece avanti per calmare Cloudiel, mentre Ania si prendeva cura di Jador.
Garet prese il braccio del nano dicendo:
- Non devi perdere la calma, ognuno è utile qui, dobbiamo già combattere contro chi ha costruito questo inferno, non mettiamoci a litigare che tra di noi.
Cloudiel indispettito bofonchiò qualche altro insulto sulle inutili parole difficili da capire di Jador, ma riprese poi la calma.
Ania richiuse la porta della stanza dove avevano trovato i cadaveri ed essa si mimetizzò di nuovo alla perfezione nel muro. Dovevano trovare un'altra via. Proseguirono per qualche minuto per le sale e corridoi debolmente illuminati dalla torcia che Jador portava in mano. Alla fine di un lungo corridoi trovarono una sala dove l'aria era leggermente più fresca, segno che doveva esserci qualche apertura verso l'esterno, il soffitto era invisibile a quella poca luce, ma doveva essere alto parecchie decine di metri. Esaminarono tutto il perimetro della stanza, e non trovarono nulla, le pareti erano troppo lisce per arrampicarsi. Mentre cercavano distrattamente qualche cosa che potesse fornire loro un indizio, Jador illuminando con la torcia un punto particolare del muro, vicino l'entrata da cui provenivano e fece avvicinare gli altri. Illuminò con la fiamma una piccola piastrella nel muro poco sporgente grande poco più di una mano. Tutti si guardarono con aria interrogativa, indecisi se provare a premere o meno quella parte della parte che sembrava mobile. L'ultima volta che ci avevano provato si era aperta una voragine sotto i loro piedi e si erano salvati solo grazie all'agilità di Ania. Decisero infine di tentare, ma prendendo qualche precauzione. Si misero distanti dal muro grosso modo due metri e premettero con il bastone da combattimento di Jador il pulsante. Con un rumore di roccia contro roccia si senti un tonfo fortissimo. Ania illuminò con la torcia che aveva in mano la direzione da dove proveniva il rumore e videro che la porta da cui erano entrati era ora sbarrata da una lastra di marmo. Cloudiel ci si gettò contro con una forte rincorsa, sperando di poterla sfondare, ma tutto quello che riuscì ad ottenere fu di avere un livido in più sulla sua pelle già martoriata.
Passarono diverse ore a tentare di trovare una via di uscita, ma non trovarono nulla. Jador continuava a ripetere che doveva pur esserci una via di fuga, che c'era sempre. Dopo due ore di quella cantilena irritante Cloudiel si fece incontro a Jador minacciosamente, imponendogli il silenzio. Garet, anche lui con i nervi a fiori di pelle, si avvicinò al messaggero diplomatico urlandogli contro:
- Sentimi bene messaggero senza padrone, le cose qui non sono come nei tuoi bei libri di avventure, non c'è sempre un lieto fine, non c'è quasi mai un colpo di fortuna che risolve la situazione, in trappole come questa non c'è sempre una via d'uscita come nelle tue storie. Perché mai qualcuno che vuole tenere in trappola qualche altra persona dovrebbe concedere la possibilità di fuggire? Sono cose che succedono solo in quelle tue stupide avventure senza senso che racconti quando ci accampiamo all'aperto e mangiamo intorno al fuoco.
Jador chinò la testa, prese a frugare nel suo zaino e tirò fuori quel poco di cibo che gli rimaneva. Mentre Garet si allontanava con passo stizzoso, Jador iniziò ma mangiucchiare ripetendo a bocca piena e sommessamente:
- Non c'è sempre una via d'uscita.