Risveglio

Parole, opere e omissioni -> Racconti

- Garet! Alza gli occhi verso di me. -
Il ragazzo accasciato a terra mosse il collo dolorante per girare lo sguardo verso la voce che lo aveva comandato. La pelle del viso era emaciata e piane di lividi, gli occhi gonfi per i pugni ricevuti, un labbro spaccato ancora sanguinante. Una mano scheletrica gli afferrò il collo per accelerare quel lento movimento e voltando di scatto la faccia del ragazzo.
- Fai un piccolo sforzo, dai, guardami..... -
Garet riuscì ad aprire un occhio, e cercò di mettere a fuoco la figura colorate che aveva davanti. I contorni sfocati piano piano cominciarono a farsi più netti, fino a convergere in un uomo alto e magro, vestito di un mantello color senape dai bordini rossi. Gli occhi del mago colpirono il ragazzo, infuocati, pieni di odio per lui, che neanche ne sapeva il motivo.
- C-c-cosa V-vuoi? - disse Garet con voce stentata cercando di resistere alla morsa della mano del uomo che stringeva sempre più alla gola.
- Cosa voglio? Già, non puoi saperlo, sono qui per vendicarmi. -
- M-ma... - replicò lui.
- Zitto! So che non mi hai mai visto prima, e se rimani in silenzio ad ascoltare quello che ho da dire, forse capirai qualche cosa. - e per enfatizzare meglio la conclusione della frase con un calcio in faccia fece accasciare Garet a terra.
Garet cercò di rialzarsi strusciando per terra, senza potersi aiutare con le mani legate dietro le spalle, si appoggiò con le spalle, sfinito, al muro di pietra gelato.
L'uomo fece qualche passo nella direzione opposta a quella dove Garet giaceva in terra, poi si voltò verso di lui, piantandogli i suoi due occhi di ghiaccio dritti in faccia.
- Tu non sai chi sono io, ma io so chi sei tu. Ti chiami Garet Jax, qualche tempo fa facevi parte dell'esercito regolare di Negorad, poi ti è stata affidata una missione di supervisione, dovevi accompagnare una ragazza dalla capitale ad una cittadina di provincia più a nord, ma nel viaggio è successo qualcosa che te l'ha fatta perdere... -
- Come fai a sapere tutto questo? - Garet gettò fuori dalla bocca la frase come un pugno da scagliare in faccia all'uomo.
- Lo so e basta, e non mi interrompere più! - Si avvicinò a lui con passo spazientito e lo colpi con un calcio nello stomaco. Garet si piegò in due dal dolore, e con fatica si rimise con le spalle al muro. L'uomo voltò di nuovo le spalle a Garet e prese a camminare disordinatamente per la stanza, con fare di chi riflette su quello che ha da dire, poi riprese a parlare con la sua voce fredda e atona.
- Amberle era il nome della ragazza vero? Si, so anche questo. E so anche che cosa tormenta quella tua testolina bacata. Tu non sai che cosa è successo a quella ragazza perché hai un vuoto di due settimane nella tua memoria. Potrebbe essere successo di tutto, ma tu non hai motivo di saperlo, e questa domanda ti assilla ogni giorno, ogni passo che fai su questa terra. Vuoi trovare qualcosa che ti faccia ricordare, qualcosa che riempia quel buco, vuoi sapere che cosa è successo vero? -
Si voltò di scatto e guardo il ragazzo steso in terra dritto negli occhi.
- Tu non sei altro che un mio pensiero capisci? Ti ho creato io, sei solo un personaggio della mia fantasia, un racconto che avevo iniziato a scrivere, ma che non sono riuscito a portare a termine. Altre volte mi era capitato di uccidere personaggi nati nella mia testa, ma con te non è stato facile. Tu eri ossessionato da questo vuoto nella tua memoria, lo vivevi come qualcosa di innaturale, volevi delle risposte, non mi hai lasciato in pace, ogni volta che chiudevo gli occhi tu eri li, a chiederti perché, a fare ipotesi, a cercare prove. Mi sono stancato, volevi delle risposte e ora le avrai. Sei solo un burattino, una marionetta senza fili, che può camminare da sola, ma non può andare in nessun luogo.
Eppure ad un certo punto mi hai stupito sai? Hai cominciato a pensare in maniera autonoma, ad approfittare dei miei momenti di distrazione per cercare di capirci qualche cosa, di uscire da libro, ma non ci sei riuscito. E ora sei qui.
- Mi dispiace, in fondo, per te sai? Mi dispiace non aver finito il tuo racconto, ma non posso più sopportare che tu venga nei miei sogni a porti domande e a cercare risposte che non esistono.
Fece qualche passo verso Garet e gli avvicinò il viso a pochi centimetri dal suo.
- Sai perché non ricordi di Amberle? Semplicemente perché lei non esiste. Tu non esisti. Tutto questo posto non esiste. E tutto un sogno, un mio pensiero, capisci? Hai mai pensato a come si deve sentire il protagonista di un libro quando capisce di essere solo un personaggio senza vita della fantasia di qualcuno? Si sentono come ti senti tu in questo momento.-
Garet non aveva creduto ad una parola di quello che aveva detto l'uomo, non poteva credergli, eppure c'era qualcosa che non andava.
- Garet, guardami. -
Garet alzò lo sguardo verso il viso dell'uomo. Si vide come riflesso in uno specchio. L'uomo aveva il suo volto.
- Garet, il tuo dolore è il mio. -
- Finisci il racconto. -
- Non posso. Ormai non più. Da qui non si torna indietro - Si alzò da dove era chinato e voltò le spalle a Garet, si diresse a grandi passi verso l'arcata che conduceva fuori dalla stanza.
Garet chiuse esausto gli occhi.
Tutto svanì piano piano come nebbia, portandosi via tutti i colori e ogni forma.