Follia

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Gelida notte di uno scuro inverno, notti senza sogni, di quelle in cui rimani sveglio a fissare il fuoco nel camino con un bicchiere di sidro in mano, a pensare al tuo passato, a riflettere, a cercare di fare combaciare pezzi di puzzle diversi tra di loro. Sui vetri della finestra si accumulava la neve spinta verso i vetri dalla tormenta che fuori agitava gli alberi scuri, giganti che protestavano muovendo i loro titanici rami ricurvi sotto il peso della neve candida. Nonostante fosse notte fonda una timida luna rifletteva la sua luce sul manto nevoso. Fuori il vento ululava il suo sforzo continuo e di sottofondo, in lontananza, si sentivano le urla di una carovana bloccata nel bosco dalla neve troppo farinosa per permettere al pesante carro di avanzare, tra quelle colonne granitiche di un tempio eretto dalla natura. Urla gutturali, schiocchi di frusta, nitriti acuti dei cavalli tramortiti dal freddo, mani ruvide che spingevano sul legno ghiacciato, le ruote del carro che cigolavano per il gelo. Il vento mescolava tutto questo e restituiva solo rumori confusi uniti al suo urlo di vittoria quando vide che la carovana desisteva dal tentativo di avanzare. Gli uomini rassegnati cercarono riparo come poterono, stringendosi nei loro mantelli imbiancati dalla neve, sbuffando con nuvole di fumo create dal freddo. Uno di questi uomini, Link Wooter, mentre si stringeva nella pelliccia di lupo, non faceva altro che pensare alla sua casa e alla sua famiglia che lo stava aspettando, sognava ad occhi aperti una minestra cotta sul fuoco e aveva invece davanti solo il vento che gli sputava addosso la neve. Il gelo gli stava entrando nelle ossa, non si vedevano tormente notturne di quella portata da tempo. Teneva le palpebre chiuse perché il nevischio gli irritava gli occhi, tutto intorno a lui era calato un silenzio rotto solo dai fischi del vento. Alla fine la stanchezza ebbe la meglio e nonostante il freddo si addormentò.
Dopo poche ore, quando ancora la luce dell'alba era lontana, tutti gli uccelli che dormivano sugli alberi si alzarono contemporaneamente in volo, come disturbati da qualcosa di invisibile. Link si svegliò per il gran rumore dei volatili, sbarrò gli occhi, ma capita la fonte innocua del forte suono si accoccolò nel suo pesante mantello e richiuse gli occhi. Il torpore non gli permise di reagire con prontezza a quello che successe poco dopo. Una scura ombra entrò nell'area dove si trovavano lui e i suoi copagni. Un rumore di lama di metallo che usciva fuori dal fodero, un bagliore rosso, il rumore di un colpo, pelle lacerata, sangue sulla neve. Link aprì gli occhi, vide quest'ombra sopra un corpo dilaniato. L'ombra si girò verso l'uomo; aveva sentito che si era svegliato. In un attimo Link si ritrovò davanti due occhi che lo fissavano, occhi pieni di follia, occhi che volevano il sangue. I capelli neri lunghi ricoprivano un volto marchiato dalla pazzia, la pelle tirata, la bocca straziata in un ghigno diabolico. L'ombra accarezzò con le sue dita gelate la guancia di Link che davanti a tanta follia era rimasto impietrito. Il tocco del male. Un secondo di silenzio...
Poi un colpo netto al collo, la testa staccata di netto. La lama brillava rossa, contenta del sacrificio appena ottenuto. L'ombra si girò di scatto in una direzione non precisata del bosco, aveva avvertito qualcosa. Dopo un attimo scattò e scomparve nella notte. La neve continuava a scendere copiosa come nulla fosse accaduto, intorno al carro giacevano scomposti i corpi di tutti e nove i mercanti squarciati come carne da macello, la neve intorno era macchiata di rosso, un ecatombe che rovinava quel tempio candido della natura.