Sogno

Parole, opere e omissioni -> Racconti

Ania si ritrovò in cima ad una collina verdeggiante, con un cielo stellato come tetto in una notte di inizio estate, con i lunghi capelli neri sciolti al vento e i grandi occhi verdi luccicanti per le lacrime. Stava succedendo di nuovo e odiava quella situazione, la faceva sentire vuota. Si voltò nella direzione in cui sarebbe presto apparso presto un ragazzo, e poco dopo eccolo emergere dal folto dei prati, come da copione. Non doveva dargli il tempo di parlare, non questa volta, non anche questa volta. Il giovane vedendola le corse incontro, Ania lo attese immobile assecondando la sua parte di attrice. Il giovane le prese una mano e fece per dire qualcosa, ma la mano di lei gli serrò la bocca, premendo con le cinque dita con forza contro le labbra semi aperte.
- Ascoltami e non parlare, ok, neanche un suono? Fai un cenno con la testa se rimarrai in assoluto silenzio... - Il ragazzo rispose con un cenno di assenso del campo.
La voce di lei si fece tremolante per l'ansia, e con un gesto tremolante tolse la mano dal volto di lui.
- Io non ce la faccio più, sono disperata, non so neanche se sia giusto dirlo a te, ma sei l'unica persona che può farci qualcosa. Ogni notte noi ci vediamo qui, tu arrivi da questa direzione e vieni verso di me. Io all'inizio non ti conoscevo, ma adesso so molte cose di te, me le hai raccontate durante tutte queste notti, passate a guardare il cielo.-
Il ragazzo ebbe un espressione di sorpresa, non conoscendo quella ragazza, ma mantenne comunque il silenzio.
- So che tu non ti ricordi di me, ogni notte è così, tu torni qui ed è ogni volta dici di non conoscermi. Piano piano ho imparato a convivere con questa sensazione, ma ogni sera mi ritrovo qui e tu torni da me, nonostante io non voglia venire, resisto, ma appena chiudo gli occhi verso sera mi ritrovo su questa collina.-
Gli occhi di Ania si stavano facendo lucidi.
- Vedi, ogni sera ci sediamo qui e parliamo di te, di quello che sogni di quello che pensi. Io non so neanche il tuo nome, ma tu il mio lo chiedi ogni sera, non riesci proprio a ricordarlo. Ma ti credo, sei troppo sincero per mentire, eppure non posso fare a meno di starci male. -
Lui prese la mano di lei e la strinse forte, invitandola a sedersi accanto a lei.
- Anche questa sera, parleremo tutta la notte, appena comincerà a fare l'alba, io chiuderò per un secondo gli occhi perché troppo stanca e tu non ci sarai più, fai cosi tutte le notti, da non so quanto tempo ormai. So che non dipende da te, se tu potessi rimarresti qui con me per sempre, lo sento, eppure qualche cosa ti lega e me ogni notte. -
Il ragazzo avvicinò la mano di lei alle labbra e le diede un bacio, lei si ritrasse di scatto.
- NO!, così peggiori tutto. Non ricordi proprio nulla vero? Mi hai detto ti amo qualche sera fa. Eppure hai dimenticato anche quello. Capisci che sono legata a vivere con te una sola notte? Ad accontentarmi di qualche ora in cui devo costruire un rapporto che sparirà con le prime luci del mattino?... -
Questa volta fu lui a farla tacere premendogli conto le sottili labbra l'indice della mano destra.
- Ascoltami tu ora. - fece lui con voce calma e calda.
- Hai presente quando non sai se hai gli occhi aperti o chiusi? Capita che ti rendi conto che stai sognando, per qualche istante e riesci a dirigere le tue azioni. Questa è una di quelle sere, io so che tu sei solo un sogno e che non so per qualche motivo sono condannato ad incontrarti ogni volta che ti sogno come fosse la prima volta. Ma questa sera le ricordo tutte, so tutto quello che mi ha detto e anche tutto quello che ti ho raccontato io dal mondo dove vengo. Non pensare tu sia solo un sogno. Sei un ricordo che ho con me di una fantasia mezza iniziata e mai conclusa per paura. Sono stato io a colorarti, senza volerlo. Ma questa sarà l'ultima sera che ci incontriamo. Ogni tanto è necessario lasciarci indietro i sogni per poter andare avanti senza rimpianti. Vorrei poter tornare indietro, non qui, nel mio mondo da sveglio, e provare altre scelte, ma non posso e la cosa più giusta che posso fare è lasciarti libera, anche se questo significa ucciderti. -
Il ragazzo fissò le guance di Ania rigate dalle lacrime. Lei capiva. Aveva già sospettato, voleva solo una conferma.
Ania con voce singhiozzante:
- La volpe dice al piccolo principe, "Si è responsabili delle creature che si addomesticano" -
Lui:
- Ma devo tornare sul mio pianetino. -
Con il braccio destro strinse la ragazza a se, mentre con il sinistro le sferrò poco sotto il seno un colpo con il coltello che nascondeva nell'altra mano. Ania sorpresa, non emise che un flebile sospiro prima di perdere i sensi e accasciarsi su di lui. Il sangue di lei scorreva caldo sulle mani del ragazzo che con dolcezza estrasse il pugnale dalla ferita, gettandolo con rabbia lontano. Stese sulla schiena il corpo di lei adagiandolo sull'erba fresca. Chiuse con le sue mani tremolanti gli occhi di Ania, ancora vivi di quel verde smeraldo che aveva amato. In lacrime le diede un ultimo bacio appoggiandole sue labbra calda su quelle che si stavano raffreddando di lei.
- Mi dispiace - sussurrò - dovevo liberarti da me, e io liberarmi da te. Non posso sopportare di svegliarmi ogni mattina con la tua immagine in mente, sperando di incontrarti da qualche parte. Vivo cercando una persona che non esiste. Non potevo sopportare di non ricordare in ogni notte che passavamo insieme se non pochi frammenti di conversazioni che sapevo durare ore. Non potevo governare questa relazione, e neanche tu potevi. Adesso sei tu a dormire, ma almeno sono sicuro che tu non sarai costretta a sognare. Addio.-
Così dicendo si alzò e una folata di vento più folte delle altre lo ridusse in polvere e lo disperse, trascinato dal vento, per tutta la vallata.
La notte successiva Ania sarebbe stata li ad aspettarlo, non ricordando null'altro che le tanti notti trascorse a parlare con quel ragazzo sconosciuto che non si ricordava mai di lei, notti mai esistite.