Klimt

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Danae Pensiero...



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La bellezza delle donne dipinte da Klimt salta agli occhi: ognuna di esse possiede grazia e sensualità; in tutti i ritratti di giovani fanciulle e nobildonne fascino, delicatezza e avvenenza contraddistinguono la figura femminile, impreziosita dalla grande sensibilità estetica del pittore, dalla sua attenzione all' aspetto ornamentale, dall'amore per la moda. Già dalle sue prime opere emerge la predilezione per il soggetto femminile, che tuttavia esprime una bellezza semplicemente decorativa, ancora influenzata dalla scuola romantica (Fanciulle con oleandro, 1892).

Amore Ma, anche se soltanto accennati, cominciano a comparire nei suoi quadri alcuni elementi simbolici: nel dipinto Amore del 1895 alle spalle dei due amanti si affacciano figure spettrali che li ammoniscono sull'infelicità sempre in agguato. Costante della produzione klimtiana, il suo simbolismo, il suo aggiungere dove possibile un monito della presenza di forze oscure ed inquietanti contribuisce a spiegare la sua pittura e la sua concezione della donna. Nell'epoca della frantumazione di tutte le gerarchie sociali e della possibilità riconosciuta alla donna di scegliere liberamente come vivere la propria vita, Klimt fa sua questa visione dipingendo figure di donne assetate di vita, cariche di erotismo, adescatrici, ma anche enigmatiche e distanti, esprimendo così lo smarrimento e la paura generati da questo cambiamento.

Il Bacio Non a caso figure ricorrenti nelle sue opere sono proprio le grandi protagoniste della mitologia e della storia antica: Salomè, Igea, Giuditta, Pallade Atena; quest'ultima soprattutto - dea risoluta e orgogliosa, personificazione della vittoria - è il simbolo della essenziale e inalienabile libertà femminile. Ma a questa libertà Klimt associa inscindibilmente la solitudine, l'isolamento: liberatasi dalle vecchie costrizioni la donna non ha ottenuto la felicità ed ha creato a se stessa nuove paure; così nel Bacio (1908) sotto l'apparenza di una totalizzante unione tra uomo e donna emergono i sintomi dell'estraneità tra i due sessi (la mano di lei chiusa a pugno, il viso reclinato che offre la guancia e non la bocca); nella Speranza I (1903) la madre sembra proteggere se stessa più che il nascituro. La "femme fatale", la seduttrice, la donna-sfinge sono tutte proiezioni della ineluttabile realtà: nella donna l'uomo non trova più un rifugio, ma soltanto distanza e inconciliabilità, pur essendo entrambi consapevoli di essere schiavi della naturale esigenza - difficile da soddisfare - di amare ed essere amati.

Nella produzione klimtiana le raffigurazioni paesaggistiche sono ben 54, quasi tutte in formato rigorosamente quadrato: scelta assolutamente non casuale bensì dettata dalla concezione del paesaggio come oggetto di meditazione, di "contemplazione disinteressata", secondo un principio estetico formulato per la prima volta da Kant.

Il Viale per Kammer I paesaggi del periodo 1898-1902 sono generalmente indicati come "paesaggi d'atmosfera" e molti di essi hanno come soggetto principale l'acqua. Simbolo del processo vitale in continua trasformazione, l'acqua offre all' osservatore uno spunto di contemplazione della "quiete" di tale processo, grazie anche all'espediente dell'"orizzonte rialzato" -fornendo così un senso di leggerezza, l' illusione della mancanza di gravità- e alla totale inesistenza di linee di fuga prospettica, che altrimenti darebbero una visuale troppo concreta e meccanicistica dello spazio. Completamente assenti sono le figure umane: il paesaggio è visto infatti come un qualcosa di sacro, che vive indipendentemente dall'uomo, però al tempo stesso come qualcosa di "terreno". Ecco perché quasi-assenti sono anche il cielo, le nuvole, il sole.

Emblematicamente il poeta Hugo von Hofmannsthal scrisse che la materia dei quadri è una scrittura magica che, con macchie di colore in luogo delle parole, ci trasmette una visione interiore del mondo.