1.2 La Prima Guerra dei Marchi

Parole, opere e omissioni -> Aschir

“Atem si chiuse su se stesso. Anath e Zagan si trovarono espulsi da quel terreno e poterono continuare a giocare la loro partita soltanto influenzando Atem come le correnti sotterranee del mare e il vento influenzano le increspature sulla superficie.”
L’isolamento di Atem fece nascere la vita, che senza una linea guida cominciò la sue espansione ed evoluzione su Aschir. Si presume che sia in questo periodo che le terre emerse di Aschir presero la forma attuale, mentre la vita costruiva il suo percorso. Il Khadat non da descrizione di questi cambiamenti, ma accenna che con il tempo Anath e Zagan riuscirono ad influenzare quella che sembrava una evoluzione casuale, orientandola al loro conflitto. Le razze che si svilupparono venivano marchiate con il segno di uno dei due.
“L’avversità delle due essenze si riversava sulla terra di Aschir generando lotte immotivate se non dall’istinto che guidava i due Marchi .”
Con il tempo si crearono razze sempre più complesse e con loro si modificò l’influenza dei Marchi. Si svilupparono forme umanoidi e non, che riuscirono a dominare la loro istintualità e a dare vita a forme embrionali di socialità. Essa favorì un leggero distaccamento dal costrizionamento dei Marchi, che agivano infatti guidando l’istinto premendo sulle emozioni primarie; una volta che si riuscì a controllarle almeno in parte si acquisì una sorta di libero arbitrio. Il contemporaneo sviluppo di una mente supra-istintuale, capace di pensieri astratti, suggerì ad Anath e Zagan una nuova via di influenza.
“In questo periodo di acostrizione le nascenti società cercarono di darsi un assetto stabile che si palesò in una sempre più rigida scansione del tempo in riti comunitari. La sopravvivenza della comunità cominciò ad essere legata a questi riti che per acquisire una continuità motivata cominciarono a fare riferimento a qualche elemento di eternità, legarono la loro sopravivenza come gruppo all’unione creata da questi riti. Nacquero le prime forme di venerazione”.
Queste nuove forme di rituali, caricati di una componente fortemente magica e spirituale ebbero un effetto diretto su le due essenze superiori. La vita, che era nata da loro e quindi ancora a loro legata, si evolveva verso una ricerca dell’eterno. I culti che nascevano si ingrandivano e mescolavano con il tempo, finché non ne furono compresenti su Aschir soltanto due. I popoli del sud, abituati ad un clima mite, dediti all’agricoltura che ritmava con cadenza costante la loro vita, identificarono la loro divinità nel ritorno eterno della stagione fertile, che dava loro di che vivere. Le popolazioni del nord, che vivevano in un clima molto più rigido, avevano come unica risorsa di sostentamento la caccia, che mai consentiva loro una vita cadenzata.
“Anath e Zagan sentirono un richiamo verso Aschir provenienti da questi culti; Anath che era stato il primo a farsi materia sentì da subito un legame che lo univa al culto dei popoli del sud, mentre Zagan, il primo ad aver spento la materia, si sentì attratto dal culto del nord. Come capi di un esercito condussero le loro nuove armate prima verso il riarmo e in seguito allo scontro.”
Il legame che univa le neo-divinità ai loro popoli li univa in una via di reciproca influenza. Le due essenze, ormai ossessionate dalla conquista di Atem, decisero di giocare il tutto per tutto, consapevoli del rischio che stavano correndo. Atem aveva già dimostrato forti resistenze ad ogni loro tentativo di inserirsi al suo interno, ma ora il legame che le popolazioni gli offrivano era un passaggio nuovo da tentare. Le due essenze si precipitarono all’interno di Atem sfruttando questa incrinatura nella sua protezione. Le due correnti riuscirono ad aprirsi un varco contemporaneamente, ma Atem reagì con una chiusura violenta, solidificando la sua barriera, rendendola impenetrabile. Eppure una parte delle essenze era riuscita a farsi strada.
“Una volta entrate le due essenza si sentirono distaccate irrimediabilmente dalla loro fonte, ma ancora mosse dall’istinto che le aveva generate si rivolsero verso i loro popoli per continuare la loro battaglia, perché in ogni parte c’è sempre il tutto.”
Anath e Zagan si videro per sempre chiusa la via per Aschir, ridotti a semplici spettatori, potevano ora contare solo sulle loro estensioni che erano riuscite a passare, ma perdendo per sempre ogni controllo su di esse. Gli Anath e Zagan nominati qui di seguito diventano quindi le essenze interne ad Atem e non più quelle esterne.
Da qui in poi i due culti continuarono a svilupparsi sempre più anche grazie alle manifestazioni palesi che ora le due “divinità” potevano mettere in atto. Il legame reciproco si faceva sempre più forte dal basso, mano mano che il culto si strutturava.
Con il passare delle ere, mentre le società scoprivano i segreti dei metalli e le proprietà degli elementi, i due culti crescevano, si strutturarono in vere e proprie caste, l’evoluzione delle razze invece che distaccare i popoli dal loro “dio” li legò sempre più intimamente. Da parte loro le divinità si prodigavano in ogni maniera per far accrescere la devozione che li rendeva forti, concedendo ai più devoti poteri fuori dall’ordinario.
“La voglia di potere, connaturata alle popolazioni ormai fiorenti, faceva in modo che il legame con il loro dio si stringesse sempre di più, finché non sarebbe diventato un cappio intorno al loro collo. I culti presero strade diverse a causa delle condizioni in cui erano nati e in un effetto di reciproca influenza, popoli e divinità si modificarono a vicenda.”
I culti non erano semplicemente una manifestazione di devozione, ma con il loro mutare influenzavano l’essenza stessa delle divinità, ormai staccate di netto dall’essenza eterna da cui erano state generate. Anath, etichettato ormai come Dio dell’Eterno, perché identificato con la ciclicità del tempo dell’agricoltura, lasciò che il suo culto si strutturasse con una forte gerarchizzazione di caste semi chiuse. I suoi sacerdoti, etichettati come i portatori della sua parola in terra, potevano regolare grazie ai loro poteri il flusso della vita. Zagan, divenuto il Signore dell’Omicidio, colui che miete la sua vittima e che spezza l’eterno, legò a se i suoi seguaci donando loro parte stessa della sua divinità, entrando nei loro animi e rendendoli qualche cosa di superiore a tutte le altre razze.
“L’eccessivo progresso conduce all’espansione incontrollata e ogni disegno alla fine si compie, se si può attendere eoni. Così le divinità videro realizzato il loro progetto di guerra”.
La spinta delle due divinità al conflitto condusse infine i due popoli ad armarsi ed a combattersi in nome della loro divinità che glielo chiedeva. Società e culto religioso erano ormai così strettamente legati che nessuno dei due poteva sopravvivere senza l’altro. Zagan condusse i suoi uomini alla battaglia promettendo loro una vita migliore senza gli stenti che il clima del nord imponeva. Anath dipinse i popoli del nord come una minaccia per la rinascita del tempo nel suo eterno ciclo.
“Fu una guerra di proporzioni inimmaginabili tutto il continente fu scosso da questa battaglia che divenne sempre meno umana e più divina. Mentre l’ira e la sete si sangue aumentava nelle popolazioni anche le divinità mutavano, invasate dalle emozioni dei loro fedeli, il distacco tra terreno e divino si assottigliò fino a che non cesso di esistere del tutto.”
Anath e Zagan sempre più avvinti in sentimenti umani persero ogni limite, arrivando, nel momento più violento del lungo scontro ad incarnarsi essi stessi in forme fisiche per scendere in campo. Fu la battaglia che nella tradizione è ricordata come “La distruzione di Zeleman”, la capitale del regno del sud. Le forze di Zagan infatti, essendo infuse della stessa potenza del loro dio, cosa che Anath non aveva osato fare per timore, ebbero lentamente e costantemente ragione dei loro avversari, fino a giungere a quell’ultimo baluardo.
“Quando il divino diviene troppo umano per rimanere in disparte quello che ne segue può essere solo distruzione. A Zeleman non si scontrarono solo due eserciti, ma due incarnazioni troppo umane per sopravvivere. Con le emozioni umane si acquisisce infatti anche la loro mortalità.”
Le due incarnazioni lottarono tra di loro ben sapendo che quello scontro avrebbe deciso le sorti di una guerra iniziata con l’inizio del tempo, e fu proprio questo che le convinse ad usare, contro ogni precauzione, ogni loro risorsa. Per sopraffare il proprio avversario non esitarono neanche a bruciare la vita dei loro devoti per aumentare i loro poteri.
“Atem avvertì in quello scontro uno sconvolgimento che lo avrebbe potuto portare al collasso e per porre fine al conflitto assorbì dentro di se ogni manifestazione delle due divinità. Questa mossa sconvolse il precario equilibrio di Aschir provocandone sconvolgimenti naturali che distrussero la città luogo del combattimento. Le due popolazioni furono annientate così come sparirono le loro divinità, ma non si può fermare una corrente così forte senza aspettarsi delle conseguenze.”
Ogni forma di vita seguace di uno dei due culti fu spenta e con il tempo ogni residuo del loro passaggio fu dissolto, fatta eccezione per le rovine di Zeleman, ma Atem era irrimediabilmente cambiato.
“L’evoluzione ebbe così l’opportunità di ricominciare da capo il suo lavoro, e capita che a volte ritornando sui propri passi si percorrano strade parallele alle prime.”
Così finisce il Khadat, scritto da Imeon, Primo Storico di Aschir.