1.6.3 La seconda guerra delle Razze

Parole, opere e omissioni -> Aschir

Negli anni successivi cominciano ad apparire le prime cronache di Imeon e del suo nascente ordine, in maniera da avere una base più solida per l’interpretazione dei fatti. I primi scritti che troviamo raccontano dell’andamento degli scontri avvenuti tra Atraval e Grost nel nord del continente in quello che oggi chiamiamo anno 22 della Nuova Storia. Due popolazioni mai venute a scontrarsi si trovarono sul piede di battaglia a causa di un inverno particolarmente rigido, che se non poteva far paura ai Grost, abituati a temperature bassissime tutto l’anno, non poteva lasciare indifferenti gli Atraval, abituati ad un clima più mite. A causa del gelo invernale la popolazione degli Atraval non riusciva a sostenersi a livello alimentare a causa della mancanza della selvaggina che era sempre stata abbondante in ogni stagione. Il consiglio dei saggi decise quindi di spostarsi ulteriormente verso Nord, dove avrebbero trovato creature da cacciare abituate a climi rigidi.
L’esodo verso Nord li spinse fino alle Terre dei Ghiacci, dove invasero il territorio Grost, ma senza l’intenzione di dare un inizio ad uno scontro. I Grost consideravano il loro terreno un luogo sacro inviolabile, e interpretarono la venuta del contingente di avanscoperta degli Atraval come un’invasione in piena regola. I Grost inviarono un loro messaggero ad intimare alla popolazione Atraval di tornare nelle loro terre di origine, ma l’eccessiva diversità delle lingue non consentiva una trattativa diplomatica. Gli Atraval rispedirono indietro il messaggero donandogli una bestia morta del loro paese, come gesto di amicizia e futura condivisione della selvaggina di quel paese. I Grost interpretarono quel gesto come una barbara dichiarazione di guerra e attaccarono immediatamente gli Atraval, distruggendo dapprima le loro rudimentali imbarcazioni per impedirgli la ritirata, trucidando poi tutti i componenti dell’ambasciata. L’invasione sacrilega delle Terre del Nord era stata scongiurata. Diversi giorni dopo una seconda spedizione fu inviata in quelle terre, e sbarcati sulla medesima spiaggia dove si era svolto il massacro fecero marcia indietro e riverirono al Consiglio dei Capi Tribù quanto visto. La decisione fu immediata, i Grost avevano attaccato ingiustificatamente il popolo Atraval ed essi avrebbero risposto all’affronto. Sostenuti con contingenti armati dalla lega formata da Elish, Mailtha e Durgang intrapresero un’azione di attacco verso la popolazione Grost, invadendo le loro terre e distruggendo i villaggi sparsi per i ghiacci.
La risposta dei Grost fu terribile. Inizialmente resistettero sulle loro posizioni, ma dovettero con il tempo cedere, data la superiorità tecnica dei nemici. Iniziò così una lunga ritirata verso le regioni più gelide delle Terre del Nord, dove gli attaccanti avrebbero avuto maggiori difficoltà ad attaccare con tutta la propria potenza. Il costo in vite dell’avanzata verso il gelo per gli attaccanti fu pesantissimo, non abituati a temperature così rigide.
I Grost si ritirarono fino alla loro città più a Nord, quella in cui si ergeva il tempio della loro divinità, che a nessun costo sarebbe mai dovuto cadere in mano agli invasori. La forte religiosità di questa razza imponeva loro la difesa ad ogni costo del santuario e nel momento dell’attacco finale il Concilio degli Anziani decise di tentare il tutto per tutto, aprendo le porte chiuse da sempre del Tempio del loro dio, l’Eterno. In un complesso rituale i Capi Tribù chiesero l’intervento divino per proteggere quell’ultimo baluardo della loro stirpe. Questa richiesta, unita alla forte tradizione religiosa dei Grost, riaccese il legame tra divinità e creature che era sempre rimasto sopito dopo la Prima Guerra dei Marchi. L’intervento Divino si manifestò con tutta la sua violenza, provocando una tempesta che mise in fuga gli attaccanti che non potevano godere di rifugi solidi come quelli dei difensori. Dopo diversi giorni di intemperie riapparve un timido sole giallo privo di calore a mostrare quanto era stato fatto. Tutti i campi di battaglia erano stati ricoperti da uno spesso manto di neve che nascondeva gli orrori della guerra, gli attaccanti erano stati costretti alla fuga verso le loro terre a sud, stanchi di combattere in un territorio che non era il loro. Qualche anno dopo, temendo che la popolazione del Nord potesse iniziare un'offensiva verso il continente a Sud fu inviata un’ambasciata composta da tutte e quattro le razze che avevano partecipato all’attacco. Questa volta non ci furono malintesi di sorta e il dialogo, anche se a ostacolato dall’impossibilità di parlare una lingua comune, riuscì nel suo intento. I Grost furono informati delle reali intenzioni degli Atraval, ed essi spiegarono il motivo del loro attacco. Fu istituito un Concilio delle razze annuale e per impedire fraintendimenti futuri furono accolti rappresentanti esterni all’interno di ogni razza in maniera da poter diffondere il proprio linguaggio anche ai non appartenenti. Questo fu il primo passo verso una lingua comune che venne adottata per le occasioni diplomatiche e che ebbe con il tempo uno sviluppo sempre maggiore anche al di fuori di queste occasioni. I primi a farsi promotori di questa Lingua Comune furono i seguaci di Imeon, gli appartenenti all’ordine da lui fondato, gli Storici di Aschir, in maniera che questo consentisse loro di poter allargare le ricerche a razze che non fossero quella dei Mailtha. Il resoconto di Imeon su questa guerra con questa frase:
“Con la Seconda Guerra delle Razze si è riaperto un varco con il passato; non si può pensare di risvegliare poteri sopiti senza che questi riprendano in mano le redini dell’evoluzione coma hanno già fatto in passato. Finché i nascenti culti non capiranno che sono loro a dare vita alle divinità che venerano i poteri dei venerati saranno effettivamente divini e onnipotenti.”