1.7.1 La nascita delle religioni

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Dopo l’impressionante potenza dimostrata dal culto dei Grost nell’occasione della Seconda Guerra delle Razze per tutta Aschir s’innescò un movimento di rinnovamento dei credi esistenti alla ricerca di una spiritualità persa nelle pieghe del tempo. Quello che era stato fino ad allora solo una parte della tradizione popolare diviene lentamente il perno della vita di molti credenti. Si legge dalle ultime pagine scritte da Imeon:
“Nascono culti che generano dei come loro li vogliono, maggiori sono i credenti, più forte è il nascente dio. Anath e Zagon alla fine risorgono sotto diversa spoglia, ma ci sono sempre le loro essenze sotto questi nuovi nomi e simboli. La venerazione da potere al divino e il divino ripaga con manifestazioni e poteri. Si sta creando un vortice che risucchierà le generazioni a venire in una nuova Guerra dei Marchi, soltanto non saranno solo due i contendenti questa volta.”
Ci si ritrovò così alla vigilia dell’anno 355 della Nuova Storia con una situazione ribollente e precaria. I nascenti culti non avevano la stabilità di un ordine religioso perfettamente sviluppato e vivevano un periodo di ricerca di espansione. Due culti in particolare, i più diffusi, cominciarono a portare il loro credo accompagnato da morte nei posti in cui trovavano resistenza. Sthasi, nasceva come il dio dell’eternità immutabile e della conservazione, mentre Veeta sorgeva come dea dell’eterno ritorno, del ciclo della vita. Questa lotta tra i due culti divenne lentamente più ampia, coinvolgendo sempre maggiori quote di proseliti, facendo conoscere a queste due sette un’espansione dei loro precetti senza precedenti, ma contribuendo contemporaneamente ad alimentare il fuoco della nascente battaglia. Non ci furono mai scontri in campo aperto prima dell’anno 358, limitando la contesa a scorribande e intolleranze violente sempre di modesta entità. Quando però nel 359 i culti cominciarono a diventare sempre più influenti nei governi delle città, fino a riuscire a soppiantare i governi reggenti tradizionali con dittature illuminate e fondate sul nome di un dio, i rapporti cominciarono a degenerare, fondendo insieme competitività politica e intolleranza religiosa. La città di Negorad vide sostituita la dinastia ormai consolidata dei Roenal dai capi del Culto di Veeta, mentre la città di Tanos, ormai divenuta crocevia fondamentale per il commercio dell’intero continente, cadde sotto il controllo degli accoliti di Sthasi. Quella che era stata una guerra fatta di piccoli scontri ora aveva una base territoriale dove individuare il nemico, un punto dove focalizzare la propria attenzione, un modo oggettivo (il controllo del territorio) per giudicare la propria forza rispetto al nemico. Durante questo periodo i due culti si erano ulteriormente rafforzati, scoprendo canali di comunicazione diretta con l’essenza divina che li guidava, inconsapevoli che l’esistenza del dio derivasse dalla loro fede. Sia Veeta che Sthasi
compresero che il loro potere era generato dalla devozione dei propri seguaci e cominciarono a elargire poteri e favori per far accrescere questo numero. Le entità compresero inoltre che l’unica maniera per accrescere ulteriormente la loro influenza fosse di convertire i proseliti del culto avversario. Quello che quindi era stato inizialmente un desiderio dei seguaci, cioè circoscrivere l’espansione degli altri culti, divenne un imperativo dettato dal dio. Questo cambiamento di forze in gioco determinò lo sfociare delle tensioni in uno scontro aperto dove si scontrarono per la seconda volta due entità divine.
Le forze armate della città, ormai sotto il controllo di una classe dirigente “convertita” al nuovo culto, divennero eserciti religiosi destinati allo scontro con il nemico.
Dai libri della Scuola Storica di Aschir, divenuta ormai un’istituzione a tutti gli effetti, si legge:
“Gli inevitabili scontri che ne seguirono videro alternativamente le due fazioni conquistare terreno e poi perderlo, in un gioco logorante di scontri e battaglie in cui le perdite umane divennero sempre più incontrollabili. Se non ci fosse stata una motivazione di tipo spirituale a sorreggere le due fazioni, una rottura degli eserciti ci sarebbe stata dopo qualche mese di guerra. Le sconfitte venivano viste come affronti da vendicare e ogni battaglia non faceva altro che aumentare la ferocia di quella successiva. Gli dei intanto non rimasero a guardare passivamente, ma intervennero negli scontri per favorire i propri fedeli, generando punte di fanatismo che sfociarono nella follia.”
Durante una delle maggiori battaglie che ebbero luogo durante questa guerra si materializzò tra le due fazioni un’incarnazione divina di Fhray, dio di un culto minore, protettore della verità. Fhray fece la sua comparsa, esasperato dai combattimenti condotti sotto bandiere religiose, e con il poco potere che aveva cercò di liberare per un istante la mente dei combattenti per far vedere loro con tutta la crudezza dei fatti, quello che stavano facendo. Veeta e Sthasi, sorpresi da questa entrata in scena inaspettata, non seppero organizzare un’efficace contromossa. I due eserciti furono per un attimo liberati dal velo della ragione per cui combattevano e videro lo scontro per quello che era, una battaglia sanguinosa combattuta per una causa che non gli apparteneva veramente. Quell’attimo di libertà dal giogo delle loro divinità bastò a far esplodere una controrivolta nei confronti dei culti di Veeta e Sthasi.
“L’intervento di Fhray mostrò ai combattenti la vera entità di quello che stavano facendo. Gli eserciti si trovarono davanti non più nemici, ma persone spesso appartenenti alla loro stessa razza, anche loro oppresse dall’eccessiva intrusione degli dei nella loro vita. Le Guerre tra Razze avevano potuto raggiungere certi livelli di crudeltà perché le fazioni non riconoscevano al nemico lo stesso status evolutivo della propria razza, ma dopo secoli di convivenza nelle medesime città questo non era più possibile.”
La rivolta contro i culti si espanse a macchia d’olio, favorita da un ambiente ormai saturo degli stenti provocati dalla guerra. La loro forza venne ridimensionata, fino a far perdere loro il controllo delle due città che tornò in mano a governanti non religiosi e la situazione lentamente si stabilizzò.
“I culti esistenti cominciarono a raffreddare le loro onde estremizzanti, fino a congelare le loro istituzioni in un ordinamento stabile. I contatti con il dio divennero più cauti e gli stessi dei impararono che non si possono raggiungere punte altissime senza mettere in gioco la propria stessa esistenza.”
Infatti Veeta e Sthasi rischiarono si scomparire a causa della quasi dissoluzione dei loro culti, e passarono decenni prima che si potesse parlare di un loro ritorno effettivo.
“Le spinte emotive e irrazionali dei culti furono congelate da quello che successe, gli ordini divennero progressivamente religioni, dandosi una struttura e un’architettura interna, iniziando una tradizione storica che incanalasse in linee guide sicure la futura evoluzione dell’ordinamento.”