è solo un altro stupido inizio
| [B]Log - Poi... |
non ho mai scritto solo per me. nessuno ha mai scritto solo per se stesso.
i diari sono una serie di pagine che contengono continui spot pubblicitari di noi stessi. anche quando sulle nostre sudate pagine scritte sul cuscino prima di addormentarci ci autodefiniamo stronzi, inetti, inadeguati, lo facciamo con lo stesso spirito con cui tramonta il sole, sapendo di risorgere. non ci condanniamo mai realmente: ci accordiamo sempre la condizionale. ripetutamente. siamo indulgenti con le nostre colpe e non potrebbe essere diversamente.
il nostro diario viene scritto sempre pensando ad un ipotetico lettore. specialmente quando poi i lettori ci sono per davvero, come sui blog. e ci teniamo a fare bella figura con il nostro spettatore in platea. ce lo immaginiamo quasi, illuminato dalla fredda luce di uno schermo lcd che legge le nostre righe, muovendo gli occhi lungo le frasi, magari stuzzicandosi il labbro con pollice e indice.
tutti vogliamo avere dei fan. ma ci riteniamo inadeguati ad averli. quindi fingiamo. ricamiamo. spenelliamo di lucido le nostre giornate opache da comuni mortali.
leggo sullo "status" di una persona che ho ucciso qualcosa di simile a questo: "non c'è nessun dramma che non possa essere superato, facendone un poema". forse è questo che ho cercato di fare nella mia vita di scrittore autoreferenziale. o forse ho cercato di fare l'esatto contrario: ho tentato in ogni modo di rendere la mia vita un poema, un dramma, qualcosa comunque, attraverso la scrittura. ho romanzato emozioni comuni, enfatizzato situazioni quotidiane, acuito contrasti smussati. fare di un sospiro un amore, di una smorfia un urlo, di un fondo di bicchiere una sbornia. di una lama un suicidio.
ho sempre avuto paura di non lasciar traccia. ma a quanto pare mi sbaglio. eccome. poi che siano segni o ferite, questo è un altro discorso.
quello che scrivo parla di me. ma le frasi che creo raccontano anche delle persone che ho conosciuto, che mi hanno dato qualcosa. a cui ho rubato qualcosa.
i pensieri sono una guida stupida da seguire: conoscono strade che solo loro possono percorrere e a stargli dietro si rischia di cadere da un dirupo fatto di "chissà".
frasi che salgono alla gola e che rimangono senza fiato perché il cervello pone un freno di decenza e di coerenza alle parole a cui si da voce. il mio buon senso è il guidatore sobrio che mi riporta a letto dopo una sbornia triste sul divano o davanti al pc.
quale me sono? questa maledetta separazione delle identità che il web rende possibile è la più grande catena che mi sono mai stretto da solo ai polsi. a diluirsi in una serie di possibili sé stessi si corre il rischio di ritrovarsi con una identità di mosaico. pietre colorate per un disegno approssimativo. e che potrebbe cambiare. ma il resto della realtà non sta al nostro trotto. noi stessi non riusciremmo a stare al passo con il nostro animo, se non vi fossimo legati da diversi fili rossi. il dubbio di voler essere altro e il sospetto di portelo essere sono il mio bacco e tabacco. e venere è meglio lasciarla da parte. almeno finché questa bevanda finto rum, finto lime e 95% detersivo per piatti ha il buon gusto di continuare ad allietare la mia mente e sciogliere le mie dita.
e dire che mi è sempre piaciuto l'ordine. sono stato cresciuto in un regime di nettezza che farebbe impallidire qualsiasi ente sanitario. ogni cosa al suo posto e la vita è più facile. questo è stato il mantra della mia crescita. ma con lo sviluppo l'indolenza e l'ordine hanno combattuto. e l'amaca con i miei libri ha vinto su tutto. anche sulla vita reale. ho scelto un mondo di fiaba, di narrazione, perché è in qualche modo sempre prevedibile, ma in un modo sempre diverso. ricordo il sole che filtra tra i due grandi pini con la corteccia sempre piena di resina, la pelle delle mie gambe che rimaneva segnata dalla trama a rombi di nylon dell'amaca, ricordo il caldo e le sensazioni che uscivano da quelle pagine. ho sempre amato il fantasy perché non c'è indecisione. c'è sempre uno scopo. costi quel che costi.
poi le mie letture sono maturate con me. ho incontrato Zeno e la mia vita è cambiata. i sogni sono stati meno ingenui, meno colorati, da quel giorno. la mia risata è diventata una smorfia. ho perso l'innocenza. eppure non tornerei indietro perché il sorriso amaro è consapevole: guarda il mondo che guarda dentro di lui. e lo conosce e riconosce.
ho (quasi) sempre scritto racconti perché ho delle buone idee ma non la costanza di farne un libro. o forse sono proprio le mie idee che hanno la misura di uno scritto breve. quello che ho messo su pagina l'ho sempre considerato degno di esser letto e di un "toh" di meraviglia in conclusione.
non è mai stato facile evitare di ispirarmi alle mie letture. trovavo delle idee geniali ma magari poco sviluppate e volevo essere io a dargli al giusta dimensione, il corretto respiro. ora cerco di frenarmi da questo perché ha il retrogusto amaro della poca originalità. e se non devo dire nulla di veramente nuovo tanto vale non far sprecare il tempo di chi legge.
i miei scritti sono sempre stati un modo di presentarmi, di dire "ehi, mi vedi? Io sono questo, anche se non sono bravo a dirlo a voce e mi piace fare il giullare". ma non si può costringere qualcuno a leggere, no? e fino ad oggi chiunque non fosse interessato ai miei scritti non era neanche interessato a me, e viceversa. posso dire quindi che io sono quello che scrivo, almeno in una certa misura. almeno posso dire di essere quello che scrivo nei miei racconti. non c'è momento in cui mento di più di quando invece parlo di me stesso. ma devo pur fare bella figura almeno con me medesimo, no?
a furia di guardarsi allo specchio si corre il rischio di credere all'immagine che si vede. mi sono dipinto come avrei voluto essere e forse con il tempo lo sono diventato. e sono riuscito ad incastrare la penna e la bestia. ma è un compromesso che poteva durare poco.
e ora? cosa c'è scritto all'ultima pagina che è stata inchiostrata? questo che stai leggendo.
e non mi scuserò se non hai capito nulla. ho detto quello che volevo dire nelle uniche parole con cui riesco a dirlo. e se non hai capito forse non hai in mano la bottiglia giusta.
questo è il mio rutto letterario di stasera.
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