Il mondo degli adulti
| [B]Log - Dicembre 2005 |
Il mondo degli adultiQuand'è che si finisce per cadere nella trappola del "diventare adulti"? Non può essere un fatto meramente cronologico, di conteggio delle primavere o degli inverni, a seconda se si è ottimisti o pessimisti. Neanche lo status di "lavoratore" può aiutare in questo gioco di definizioni. E' uno spartiacque troppo vago, si finirebbe per catalogare forme contrattuali in un insieme o nell'altro. Qualche poeta adolescenziale sfigato (con tutto il rispetto per le categorie che reputo inferiori e delle quali ho fatto parte) mi direbbe che si diventa adulti quando si smette di sognare. A questo rispondo che non si smette mai di sognare. Magari si smette di ascoltare tutto quello che si sogna, ma di sognare no.
Insomma secondo questo tizio dovrebbe essere una questione di attenzione. Mmm, non mi convince del tutto. Anche perché i sogni di cui mi parla il poeta adolescenziale sono sogni altolocati, ricchi di ideali e aspirazioni massime, ricchi di pagine di letteratura, impregnati di una scolarizzazione che ha lasciato il segno. Eppure voglio credere che anche quelli male istruiti sognino. Se non altro perché così potrei dire che c'è qualcosa che unisce tutti, ma veramente tutti. Il mio poeta adolescenziale è vittima di una ingiustizia che affligge molti. Il cervello ci inganna facendoci credere che quella che abbiamo attorno è la realtà tutta. Invece quello che viviamo è solo un settore del "vero", spesso molto isolato da altre fette di esperienza.
Sono convinto che tutti abbiamo dentro qualcosa di molto profondo da dire. Saperlo comunicare in forme più o meno efficaci è un dono non di tutti, vuoi per povertà di intelletto (succede, purtroppo, di avere un cuore troppo grande e un cervello troppo piccolo), vuoi per mancanza di erudizione nei mezzi espressivi (scrittura, disegno e qualsiasi cosa possa venire in mente). Mi ricordo che da bambino mi mettevo a piangere per quanto ero incapace di disegnare. Avevo in mente le linee che volevo dare al volto, sapevo quale avrei voluto sottolineare con un tratto più deciso, eppure la mano andava per conto suo. Idem per la musica, dove il minimo senso del ritmo è richiesto per imbracciare un qualsiasi strumento. Fortuna che sapevo tenere in mano una penna in modo decoroso, altrimenti avrei rischiato l'esplosione.
Questo è uno dei drammi dell'umanità.
Pacca sulla spalla al poeta di cui sopra con una parola sottovoce di incoraggiamento: "Capirai". E gli auguro che la sua ragazza dei sogni, perché ce n'è sempre una per ogni adolescente letterato, non lo ricambi mai. Scoprirebbe altrimenti quanto sia imperfetta rovinando la sua immagine puramente mentale e costruita con tasselli di pagine di libro. Rischierebbe di diventare adulto.
Come capita spesso, mi perdo nei miei pensieri, tagliando il filo del discorso in piccoli capellini da fare in brodo. Colpa della BandaBardò di sottofondo, credo.
Ma con questo, cosa volevo dire?
(rispondere ad una domanda retorica è maleducazione.)
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