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[B]Log - Dicembre 2005
Guardo questo sito e vedo COLORI. Niente di anormale. Dopotutto i monitor a fosfori verdi stile matrix sono andati fuori commercio nella preistoria dell'informatica. Eppure quando ho scelto il nome, rubato dalle pagine di quel libro malato e visionario che è Neuromante di Gibson, pensavo a qualcosa di morto, o meglio a qualcosa di animato da una vita strascicata. Una intelligenza artificiale che vive pur non sapendo che cosa significa vivere. Forse il puzzle di brani filosofici che compongono il libro di testo che sto sfogliando con noncuranza in questi giorni mi influenza in queste mie riflessioni serali.
"Se sia più giusto seguire un sogno, comunicare chiudendo le orecchie a suoni esterni, o se non sia più corretto dare la possibilità al lettore di commentare, fare parte di questa esperienza comunicativa". Leggo i blog e vedo tanti poeti adolescenziali (vedere ieri per non prenderlo come un insulto) che commentano e ricommentano, creando piccoli gorghi di indentazione, circoli allargati ma mai veramente aperti. Guardo il mio e noto poche differenze. La maggiore è la solitudine del grattacelo che ho costruito. Una cattedrale, almeno per me, che visito con piacere, rimirandola e gustandola. Ma mi sembra di eccedere con l'autoerotismo.
La grande comunità dei naviganti viene dipinta come un bollitore in continua evoluzione che conduce verso stadi di socialità più ampi e avveniristici. Ma... ma capita raramente che qualcuno ti caghi se non per qualche interesse pregresso in comune. Insomma siamo tornati ai salotti borghesi di ormai due secoli fa. Si sfogliano siti non più come pagine di un libro, mostrando rispetto per il lavoro dello scrittore, ma più come facendo zapping con il telecomando. So per esperienza che l'utente medio non va oltre la 27esima parola di una pagina internet. Ma in quelle poche parole non faccio neanche in tempo a mandarti a 'fanculo e a spiegarti il perché. Come si fa? Non si fa.
Se ieri il problema che mi ponevo era "riuscire a parlare" oggi è "farsi ascoltare". Ma siamo comunque ad una fase avanzata della eviscerazione dell'Io. Non si rischia in questo caso una esplosione; infatti si è riusciti ad aprire la valvola di sfogo. Il pericolo è farsi venire una psoriasi perché nessuno ti ascolta. E mi viene da pensare. Quante volte ho scritto perché qualcuno mi leggesse? Tante. Forse sempre. E cosa me ne è venuto? Una irritazione nervosa guaribile con un bagno caldo. Il dramma è che a casa ho la doccia.
A parte le cazzate... nulla
Quando anche l'alternativo diventa moda o condotta canonica... questo è il dramma dell'adolescente poeta nel suo svernare verso la tarda-adolescenzialità.
Come dice Cla, al ragazzo che sono stato.

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