Il Qube a via di Portonaccio 212 a Roma
| [B]Log - Febbraio 2004 |
Venerdì 6 Febbraio 2004
Ieri sera sono andato insieme a qualche amico in questo posto, il Qube, di cui avevo sempre sentito parlare e a cui non ero mai stato. Da fuori sembrava una sala giochi enorme in stile anni 80, con l'aria molto da Terminator per capirci, metallo giustapposto a luminescenze rosse e blu elettrico. Dentro si vedeva che non era una sala giochi, ma per il resto la prima impressione aveva colto l'essenza del posto. Mi ero lasciato convincere ad andare in questa ex-fabbrica (molto poco ex) perché suonava il gruppo di un nostro amico al secondo piano.
La divisione del locale sembra molto di stampo Dantesco, anche se con i livelli mischiati per bene tra loro. Tre gironi, tutti infernali.... ineffetti a chi piacerebbe mai essere in uno degli altri tre libri?
Al primo girone suonava la Gnometto Band, che sembrava conosciuta dagli amici che erano con me, ma di cui io ignoravo l'esistenza fino a quella sera. Un tizio con un cappello ai limiti della decenza cantava canzoncine sfiziose e ironiche coinvolgendo per bene il pubblico, accompagnato da due coriste, sfiziose anch'esse, ma per motivi estetici.
Nel secondo anello suonava questo nostro amico con il suo gruppo, con un pubblico ad alta concentrazione dark. Mentre suonavano dietro alle mie spalle e quelle di un mio amico appaiono due ragazze carine che si mettono a sentire la musica. Sguardo complice come a dire: "Visto che carine?". Ci rigiriamo per guardare un pochino il concerto e dopo qualche istante mi volto di nuovo verso le due ragazze, che però erano scomparse lasciando il posto a due omaccioni enormi metallari, stile motociclista Free-Rider americano con una leggera sfumatura su Nazista. Il cambio di percezione è stato traumatico.
Nel terzo piano, tra sopraelevate e ingranaggi meccanici enormi, in un ambiente che ricorda il Gaswork si Fusi di Testa (attenzione, citazione dotta), suonava un gruppo dove il cantante sembrava quello dei Prodigy dimagrito e ulteriormente imbruttito. Il percussionista, con una batteria in stile muccato, richiamava quello dei Pooh, sia per età che per quantità di capelli giallo paglierino cotonati, nonostante il tagli non lungo. Il cantante, rasato e con due corna attaccate in testa cantava sguaiato e ammiccante alle fighette di turno che ballavano sotto il palco.
Le due ore passate la dentro sono volate in un attimo, forse a causa delle troppe cose da vedere. La serata si è felicemente conclusa dal paninaro di Porta Maggiore con un sontuoso panino con salsiccia peperoni pomodoro insalata e maionese e una profezia che si avvera: Alessandra, una degli amici con cui ero al Qube, profetizza a metà panino che mi sporcherò con l'olio che mi cadrà nella manica del cappotto. Accade dopo due morsi. Non sapevo a quale religione rivolgermi per avere giustizia, poi la voglia di finire il panino ha sedato la mia rabbia.
Ieri sera sono andato insieme a qualche amico in questo posto, il Qube, di cui avevo sempre sentito parlare e a cui non ero mai stato. Da fuori sembrava una sala giochi enorme in stile anni 80, con l'aria molto da Terminator per capirci, metallo giustapposto a luminescenze rosse e blu elettrico. Dentro si vedeva che non era una sala giochi, ma per il resto la prima impressione aveva colto l'essenza del posto. Mi ero lasciato convincere ad andare in questa ex-fabbrica (molto poco ex) perché suonava il gruppo di un nostro amico al secondo piano.
La divisione del locale sembra molto di stampo Dantesco, anche se con i livelli mischiati per bene tra loro. Tre gironi, tutti infernali.... ineffetti a chi piacerebbe mai essere in uno degli altri tre libri?
Al primo girone suonava la Gnometto Band, che sembrava conosciuta dagli amici che erano con me, ma di cui io ignoravo l'esistenza fino a quella sera. Un tizio con un cappello ai limiti della decenza cantava canzoncine sfiziose e ironiche coinvolgendo per bene il pubblico, accompagnato da due coriste, sfiziose anch'esse, ma per motivi estetici.
Nel secondo anello suonava questo nostro amico con il suo gruppo, con un pubblico ad alta concentrazione dark. Mentre suonavano dietro alle mie spalle e quelle di un mio amico appaiono due ragazze carine che si mettono a sentire la musica. Sguardo complice come a dire: "Visto che carine?". Ci rigiriamo per guardare un pochino il concerto e dopo qualche istante mi volto di nuovo verso le due ragazze, che però erano scomparse lasciando il posto a due omaccioni enormi metallari, stile motociclista Free-Rider americano con una leggera sfumatura su Nazista. Il cambio di percezione è stato traumatico.
Nel terzo piano, tra sopraelevate e ingranaggi meccanici enormi, in un ambiente che ricorda il Gaswork si Fusi di Testa (attenzione, citazione dotta), suonava un gruppo dove il cantante sembrava quello dei Prodigy dimagrito e ulteriormente imbruttito. Il percussionista, con una batteria in stile muccato, richiamava quello dei Pooh, sia per età che per quantità di capelli giallo paglierino cotonati, nonostante il tagli non lungo. Il cantante, rasato e con due corna attaccate in testa cantava sguaiato e ammiccante alle fighette di turno che ballavano sotto il palco.
Le due ore passate la dentro sono volate in un attimo, forse a causa delle troppe cose da vedere. La serata si è felicemente conclusa dal paninaro di Porta Maggiore con un sontuoso panino con salsiccia peperoni pomodoro insalata e maionese e una profezia che si avvera: Alessandra, una degli amici con cui ero al Qube, profetizza a metà panino che mi sporcherò con l'olio che mi cadrà nella manica del cappotto. Accade dopo due morsi. Non sapevo a quale religione rivolgermi per avere giustizia, poi la voglia di finire il panino ha sedato la mia rabbia.
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