22 Gennaio 2003
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Sabato 22 gennaio 2003
Una cosa che odio della Caserma Sani dove faccio lezione? Che i bagni non hanno nessuna maniera di chiudere la porta. So che non è un buon motivo di lamentela, ma rendo noto che ho trovato una soluzione a questo problema. Annunzio infatti con enfasi che nella seconda porta a destra del bagno degli uomini è presente una zeppa di legno arroccata sopra lo stipite interno della porta. Tale zeppa servirà per bloccare la porta dall'interno.
L'origine del ligneo mezzo è tra le rovine dei lavori in corso che ci sono nella suddetta casera.
Passiamo a qualcosa di più culturale.
Studiando in aule a caso la mattina mi sono imbattuto per sbaglio in una lezione in zui si parlava di film tratti da libri. Io che ne avevo le palle piene delle menate idealistiche di McQuail mi sono messo ad ascoltare, e ho scoperto un libricino sconociuto che devo assolutamente acquistare al più presto. "La macchina di Morel".
Vi racconto succintamente la trama.
Un uomo che non sarà mai meglio definito nel libro, si rifugia per qualche motivo su un isola deserta non segnata sulle mappe. Su questa isola ci sono delle costruzioni in rovina di cui si serve come precaria abitazione. Un giorno tornando a queste rovine trova tutto cambiato, un gruppo di una decina di persone vive in questi edifici ora non più fatiscenti, ma rinnovati. Dopo una settimana tutto ritorna alla normalità. Il protagonista indaga, ma non scopre nulla, le persone come si erano materializzate sono scomparse. Dopo qualche tempo tornano le stesse persone e così gli edifici. Una cosa però colpisce il fuggiasco, tutto sembra una ripetizione della volta precedente, tutto è uguale, ogni minimo gesto. Facendosi meno cauto e cercando di capire la situazione ascolta una sera una riunione dopo il prof. Morel spiega la sua invenzione. Lui ha inventato una macchina in grado di replicare i propri cari estinti, coinvolge tutti e 5 i sensi, non come la fotografia limitata alla sola vista. L'unica cosa che Morel non dice è che nel "riprendere" la sua macchina consuma il soggetto. Quella che si ripete ciclicamente sull'isola è infatti una settimana "registrata" con questa macchina anni addietro, una settimana "perfetta", organizzata in ogni minimo dettaglio dai partecipanti. E cos'è questo se non il Paradiso? Una ripetizione ciclica di qualche cosa di perfetto. Così il protagonista tenta di inserirsi in questo gioco, ma le "proiezioni" umane non possono vederlo, recitano la loro parte senza essere effettivamente li. Così si inserisce in questo quadro senza avere diritto ad un posto, mangia con loro, si fa guardare negli occhi da una ragazza, una interazione unilaterale.
Raccontata da me è triste, ma detta dal Prof che ho seguito faceva riflettere...
Una cosa che odio della Caserma Sani dove faccio lezione? Che i bagni non hanno nessuna maniera di chiudere la porta. So che non è un buon motivo di lamentela, ma rendo noto che ho trovato una soluzione a questo problema. Annunzio infatti con enfasi che nella seconda porta a destra del bagno degli uomini è presente una zeppa di legno arroccata sopra lo stipite interno della porta. Tale zeppa servirà per bloccare la porta dall'interno.
L'origine del ligneo mezzo è tra le rovine dei lavori in corso che ci sono nella suddetta casera.
Passiamo a qualcosa di più culturale.
Studiando in aule a caso la mattina mi sono imbattuto per sbaglio in una lezione in zui si parlava di film tratti da libri. Io che ne avevo le palle piene delle menate idealistiche di McQuail mi sono messo ad ascoltare, e ho scoperto un libricino sconociuto che devo assolutamente acquistare al più presto. "La macchina di Morel".
Vi racconto succintamente la trama.
Un uomo che non sarà mai meglio definito nel libro, si rifugia per qualche motivo su un isola deserta non segnata sulle mappe. Su questa isola ci sono delle costruzioni in rovina di cui si serve come precaria abitazione. Un giorno tornando a queste rovine trova tutto cambiato, un gruppo di una decina di persone vive in questi edifici ora non più fatiscenti, ma rinnovati. Dopo una settimana tutto ritorna alla normalità. Il protagonista indaga, ma non scopre nulla, le persone come si erano materializzate sono scomparse. Dopo qualche tempo tornano le stesse persone e così gli edifici. Una cosa però colpisce il fuggiasco, tutto sembra una ripetizione della volta precedente, tutto è uguale, ogni minimo gesto. Facendosi meno cauto e cercando di capire la situazione ascolta una sera una riunione dopo il prof. Morel spiega la sua invenzione. Lui ha inventato una macchina in grado di replicare i propri cari estinti, coinvolge tutti e 5 i sensi, non come la fotografia limitata alla sola vista. L'unica cosa che Morel non dice è che nel "riprendere" la sua macchina consuma il soggetto. Quella che si ripete ciclicamente sull'isola è infatti una settimana "registrata" con questa macchina anni addietro, una settimana "perfetta", organizzata in ogni minimo dettaglio dai partecipanti. E cos'è questo se non il Paradiso? Una ripetizione ciclica di qualche cosa di perfetto. Così il protagonista tenta di inserirsi in questo gioco, ma le "proiezioni" umane non possono vederlo, recitano la loro parte senza essere effettivamente li. Così si inserisce in questo quadro senza avere diritto ad un posto, mangia con loro, si fa guardare negli occhi da una ragazza, una interazione unilaterale.
Raccontata da me è triste, ma detta dal Prof che ho seguito faceva riflettere...
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