Gelida gioia di consapevolezza
| [B]Log - Gennaio 2006 |
Chi ruba le mie ore? Forse sono affetto dalla sindrome del Bianconiglio, sempre in ritardo, costantemente. Come uno scoiattolo cerco una casa per l'inverno, ma non posso accontentarmi di un albero. Per ora tutto quello che mi è concesso è isolarmi con delle cuffie enormi anni '80 nell'intimità mentale di me stesso, con la musica che chiede dolcemente permesso prima di entrare in circolo nel cervello.Oggi ho fatto colazione al "Principe", un bar sul lungolago di dove vivo, per i non-abitanti in loco. C'era un vento gelido che agitava l'acqua e che mi faceva porre domande esistenziali sul perchè avevo fatto quella scelta proprio il girono più freddo dell'anno. Il lago era meraviglioso. Arrabbiato e fresco, non solo di ghiaccio, ma anche di mattina. L'atmosfera era da "gioia da malato terminale" eppure c'era speranza, come solo certe situazioni disperate possono dare.
Mi sono stretto meglio nel cappotto, mi sono guardato attorno, nessuna troupe cinematografica a riprendermi. Strano.
La sabbia stufa di essere bagnata, scura. I gabbiani che si fanno sommergere dalle onde, come insensibili. Il freddo mi ha fatto diventare rosse e rugose le mani, neanche mi stessi avvizzendo. Eppure era il genere di sensazione che mi da vita. Sorrido al vento, mi ha sempre aiutato nelle decisioni e c'è sempre stato nei momenti più catastrofici della mia vita. O era fuori o era dentro, ma c'era sempre e comunque. E sempre gelato.
Perchè quando qualcuno dice di stare male si pensa subito a problemi emotivi inerenti l'apparato cardiovascolare? Sarà l'importanza di non sentirsi chiamare per nome...
Sensazioni odierne di tranquillità, da scena finale con lieto fine di un cartone animato da sempre amato, da ultimi fotogrammi di film, da quel lungo bacio che sfuma dietro una pagina, dietro il nero finale, il rumore della macchina da presa che rallenta, le pagine che si chiudono con fare delicato, poggiando il fumetto con gesto soddisfatto sulle gambe mentre ci si scalda al sole di una estate volata chissà dove.
La confortevolezza di un pensiero, una tana con foglie secche come giaciglio e qualche petalo di fiore come cuscino.
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