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PostHeaderIconIl problema della fame nell'era del supermercato

[B]Log - Giugno 2008
L'importante agenzia TBWA, per conto dell'organizzazione non governativa Feed SA, impegnata nel problema della fame nel mondo, ha cercato di colpire i consumatori proprio durante l'atto di acquistare generi alimentari nei supermercati. Sul fondo di ogni carrello è stata piazzata una immagine come quella che vedere in foto qui a lato, ottenendo l'effetto sicuro di attirare l'attenzione in un modo del tutto particolare e, a suo modo, geniale. Il gesto classico e anonimo di depositare nel carrello una scatoletta di mais diventa un gesto di donazione che fatto al bambino rappresentato sul fondo. Ovviamente stiamo acquistando per noi e non facendo un opera caritatevole; da qui l'inevitabile senzo di colpa per la buona azione mancata, che grazie ad una eventuale sensibilità del cliente potrà avviare una riflessione più profonda e magari tramutarsi in una azione di donazione reale. Forse non ci saranno così tante conversioni in donazione attive, ma questa operazione sicuramente squote chi ci si torva davanti. Il tema forte, sbattuto in faccia in un modo "inevitabile", chiaro pur senza parlare, non ha bisogno di spiegarsi.
Questa operazione sconvolge il clima spesso asettico, votato all'acquisto e non alla riflessione, dei supermercati; immaginate di prendere questo carrello all'entrata, di fare le solite azioni di sempre; prendere i biscotti, il latte, il pane, la pasta, ed ogni volta che adagiate la merce sul carrello vedete l'immagine forte di questo bambino che implora qualcosa da mangiare.
Meritevoli quei supermercati che hanno partecipato all'iniziativa, sacrificando in parte la tranquillità dei loro clienti.

Sarà che da ormai qualche tempo nel paese in cui vivo la raccolta differenziata è diventata obbligatoria e quindi passo ore a chiedermi perché mai quando torno con la spesa c'è più plastica e contenitori che roba da mangiare, ma questa operazione di sensibilizzazione mi ha davvero colpito.
Sarà che il supermercato è il simbolo del cibo che diventa qualcosa di più del semplice "mezzo di sostentamento"; il gusto, la gola diventano elementi superflui davanti a queste immagini che non chiedono un piacevole sapore, ma solo qualcosa di cui vivere. Senza immagini colorate sulla confezione, senza bustine di plastica interne per conservare la freschezza, senza la granella di nocciola a rendere il prodotto più appetibile.

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