Lutti inattesi
| [B]Log - Luglio 2006 |
Certe cose arrivano all'improvviso. Ad altre hai tempo di abituarti, ma non sempre significa soffrire meno. Il lutto è qualcosa che spezza in due il tempo. C'è un prima e c'è un dopo.Da una lato i ricordi, dall'altro il nero di domani, con la certezza di un passante in meno.L'unico lutto che avrei dovuto sentire come vicino è stato quello di mio zio, anni fa. Non ho pianto né provato dolore. L'odio non me lo ha permesso. L'avevo trovata, con la cattiveria di cui solo un ragazzo cresciuto all'ombra di un problema più grande di lui, la soluzione migliore per tutti. Che per il deceduto non lo fosse poco mi importava. Ero, e su questo argomento ancora sono, un essere fatto di pura malvagità.
Questa volta a guardare lo stato di famiglia la cosa non avrebbe neanche dovuto toccarmi. E invece ha fatto male. E tanto. Una telefonata, dieci minuti per inquadrare l'evento, incastonarlo nel flusso di codice che avevo davanti agli occhi mentre lavoravo. Un buco enorme che si allarga dal petto per inghiottire ogni pensiero. E' scomparsa una di quelle figure che hanno avuto nella mia storia personale un basso profilo, un ruolo marginale, ma che ci sono sempre state con un sorriso. Nulla in confronto al dolore di un figlio o di una moglie, quasi ripugnante solo pensare di paragonare le due cose. Ma anche a me, in questo modo particolare, mancherà. Gli ho dedicato una canzone quando ho saputo. La tengo per me.
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