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PostHeaderIconLa Roma (città) di mio Padre

[B]Log - Marzo 2006
Si rimane sempre affascinati dalla rappresentazione delle proprie radici. Le mie sono profondamente romane.
Mamma Roma di Pasolini è una fotografia in bianco e nero di una Roma passata, paesana, ma non "burina". La teatralità dei comportamenti, esasperati, palesi, buttati in faccia, sono il manifesto della recitazione all'italiana, che finchè rimaneva arroccata nel suo stile asciutto ed essenziale era degna di rispetto, ma che oggi, mista a influenze di oltre oceano, non può non far rabbrividire.
Quella di Mamma Roma è una città che ha da venire, ancora fatti di campi verdi, di rovine romane e di povertà tanto conclamata da non essere più un problema. Non siamo insomma ai livelli angoscianti di "Ladri di Biciclette".
Non ho vissuto quella Roma lì, ma la conosco fin da piccino dai racconti di mio padre e anche in piccola parte di mia madre (anche se lei abitava nella sponda meno povera del Tevere). A volte rifletto su quanta memoria lasciamo scappare ogni giorno. I racconti di mio padre hanno molto in comune con la regia di Pasolini, ma non è nelle mie possibilità spiegare cosa. Ma sono sicuro che il sarto ebreo di San Lorenzo, che abitava in una baracca in un prato, dove mio padre e i suoi amici andavano portandosi la stoffa per farsi fare i vestiti su misura (costavano meno di quelli confezionati), potrebbe essere tranquillamente un personaggio di questo genere di film. E' un bene prezioso questo che andrebbe salvaguardato.
Sorride, oggi, nel raccontarmi che dormiva in un cassetto per mancanza di letti, che con il fratello una volta rubarono il pollo che la madre conservava, non per loro, ma per il suo uomo (non loro padre quindi), quasi fosse stato tutto un gioco, quasi con la consapevolezza che le cose sarebbero finite bene, che un lieto fine dopo un inizio così triste doveva pur esserci. Gli riconosco una forza che non ho mai avuto e non avrò mai. Sono cresciuto su altri terreni, morbidi, mai ostili.
I racconti di una Roma che non è così lontana, eppure che nessuno di noi conosce bene. Una Roma di cui siamo figli perchè fotografia di un Italia dove cambia il dialetto, ma la cornice è sempre la stessa. Una Roma persa per sempre, che non va rimpianta, ma che va ricordata.
L'immagine in bianco e nero di un uomo che sorride a suo figlio, mentre mangia un brodo allungato con troppa acqua.


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