
Se non fosse una parola troppo grande da usare direi di essere stressato. La sintomatologia è difficoltà di concentrazione, annebbiamento della vista, mal di testa, stato umorale suscettibile di capovolgimenti, più altri piccoli fastidi che non sto qui a spiegare. Sarà al dipendenza da un monitor a colori che cerco di allentare, sarà lo studio che mi ha fatto arrivare ad una situazione di Burn-Out raggiungibile solo da un impiegato giapponese al 35esimo anno di rapporto amorevole con l'azienda. Il tempo di certo non aiuta. Nuvole e pioggia quando non servono. Uno strato di piombo sopra la testa di certo non può alleggerire i pensieri. Cemento sotto i piedi, cemento sopra i capelli. Sono una pila eccessivamente caricata che preme sulle sue pareti per trovare sfogo. E gli occhi spesso sono la via di fuga più semplice. Così ora sono meno teso, più rilassato, ma comunque fermo. Mi guardo intorno girando le pupille alla ricerca di quello che mi disturba. La testa ferma, sul cuscino, ad ascoltare cosa suggerisce il temporale fuori alla finestra e quello dentro il petto. Resto fermo, perché non muovermi è l'unico modo per non farmi male con le spine del roseto in cui sono finito.