I puntini di sospensione sono i sospiri della grammatica
Invernomuto

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[B]Log - Ottobre 2008

 

In questa sera piovosa di fine ottobre (con la lettera minusola, mi raccomando che sono 30 anni che si scrivono così, ma il mio blog non poteva di certo saperlo...) faccio il punto della situazione; ho una vita piena, che va al di là delle 8 ore lavorative. Ho una discreta lista di "cose da fare prima di diventare grande" che cresce ad ogni nuova idea. Prima erano cavolate poco redditizzie, ora sono diventato un poco più "money oriented"; piccoli guadagni, ma costanti. Mi vedo tra qualche anno ricco di una ricchezza ormai andata in  uno degli hotel di Napoli che sorseggio un limoncello nel mio abito bianco, su una terrazza, guardando il mare, sorreggendomi al bastone che accompagnerà i miei ultimi passi e accarezzando il labrador che mi farà da amico fedele. Sognare cose di questo tipo è grave segno di disturbo mentale. Ma oggi il mio consueto e precario equilibrio emotivo è stato messo in oscillazione da un accadimento.

Capita la telefonata del cliente "pop-up" (sono quelle persone collaterali con cui non hai parlato per l'intero sviluppo di un progetto e poi spuntano fuori alla fine stravolgendo in parte l'analisi iniziale) che tenta di convincerti che hai lavorato poco seriamente allo sviluppo. E io sono una persona che prende le critiche molto sul serio (e molto sul personale). Dopo aver pensato per circa 10 minuti che tutto il torto era suo e che doveva farsi viva prima con le sue idee, mi sono reso conto che in realtà lei paga per qualcosa che DEVE essere fatto come dice lei. E non importa che il resto del mondo venda soluzioni accroccate che non soddisfano mai appieno chi le acquista. Io sono diverso, mi sono sempre ritenuto una persona ONESTA (sul lavoro) e devo dire che alla fine, forse in modo quasi eccessivo, sono giunto alla conclusione che avrei dovuto fare di meglio. Prevenire ogni possibile obiezione, non credere a nessuno dei molti "sono soddisfatto del lavoro fatto", diffidare dei complimenti per la rapidità di risoluzione dei problemi. Insomma avrei sempre e comunque dovuto tenere presente che il cliente, fino a conclusione del lavoro, è un nemico che va prevenuto; ed è un nemico a cui non puoi dare mai del tutto torto e con il quale non puoi mai arrivare a prenderti a capelli. Alla fine di questo periocoloso e gelatinoso ragionamento sono arrivato a vedermi per quello che sono: un buon programmatore che se messo in condizione non ha nessun motivo per fare un lavoro meno che soddisfacente. Ed è per questo che domani chiamerò questo cliente che oggi mi ha detto, anche se con estremo garbo, che ho lavorato sul progetto poco seriamente e gli dirò, con tutta la calma del mondo, che si, parte dei problemi evidenziati potevano essere risolti prima che lei li notasse, ma che in sole 8 ore e 20 minuti di lavoro tutto è stato messo a posto. Quindi proprio no, non sono affatto un cattivo programmatore.



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