Tetraedri
| Parole, opere e omissioni - Racconti |
C'era una volta un tetraedro che, faticosamente arrivò in cima ad una collina. La sua gente raramente si spingeva oltre quel promontorio, non ne aveva motivo, tutto quello di cui necessitava era li dentro. Stava facendo buio mentre si avvicinava alla cima, e già spuntavano le prime stelle.
Salendo gli ultimi metri, intravide qualcosa di strano. In cielo stava spuntando dal promontorio una grande sfera bianca maculata, attaccata in cielo. Nessuno della sua specie l'aveva mai vista prima, evidentemente si trovava troppo in basso nel cielo per vederla dalla vallata in cui vivevano. Eppure doveva essere li tutte le notti, ferma immobile nel cielo, bianca come il latte, quella bellissima forma come.... come... non sapeva descrivere la forma di quello che vedeva. Il giovane tetraedro si fissò in cima alla collina a guardare la luce di quel nuovo corpo celeste, continuava a tenere gli occhi fissi, immobile. Sentiva qualcosa dentro che non sapeva spiegare, avrebbe voluto urlare, ma non aveva la bocca, e la comunicazione mentale senza un ricevente a prestare attenzione è come una voce senza suono. Pensava a come avrebbe potuto correre felice se avesse avuto la stessa forma di quell'oggetto invece che dover ballonzolare goffamente per le stradine. Il sole; si, le ricordava un pochino il sole, ma lui era così difficile da guardare e quasi sicuramente non era dolce e bianco come questo astro. La luna invece si stagliava netta e luminosa, senza abbagliare chi la guarda. Lo spigoloso tetraedro decise di rimanere li fermo, finché quel corpo non le avesse spiegato il suo segreto per avere quella forma così scivolosa, rimase a fare veglia tutta la notte, ma all'alba si addormentò.
Rimase in attesa della sera tutto il giorno, ma quando quella grande stella sorse di nuovo dall'orizzonte, aveva qualcosa di strano, era diversa, era meno perfetta, le mancava una parte.
Il Tetraedro capì di aver sopravvalutato dell'astro, preferiva avere una forma spigolosa ma regolare piuttosto che una perfettamente curva, ma che cambiava tutte le notti.
Salendo gli ultimi metri, intravide qualcosa di strano. In cielo stava spuntando dal promontorio una grande sfera bianca maculata, attaccata in cielo. Nessuno della sua specie l'aveva mai vista prima, evidentemente si trovava troppo in basso nel cielo per vederla dalla vallata in cui vivevano. Eppure doveva essere li tutte le notti, ferma immobile nel cielo, bianca come il latte, quella bellissima forma come.... come... non sapeva descrivere la forma di quello che vedeva. Il giovane tetraedro si fissò in cima alla collina a guardare la luce di quel nuovo corpo celeste, continuava a tenere gli occhi fissi, immobile. Sentiva qualcosa dentro che non sapeva spiegare, avrebbe voluto urlare, ma non aveva la bocca, e la comunicazione mentale senza un ricevente a prestare attenzione è come una voce senza suono. Pensava a come avrebbe potuto correre felice se avesse avuto la stessa forma di quell'oggetto invece che dover ballonzolare goffamente per le stradine. Il sole; si, le ricordava un pochino il sole, ma lui era così difficile da guardare e quasi sicuramente non era dolce e bianco come questo astro. La luna invece si stagliava netta e luminosa, senza abbagliare chi la guarda. Lo spigoloso tetraedro decise di rimanere li fermo, finché quel corpo non le avesse spiegato il suo segreto per avere quella forma così scivolosa, rimase a fare veglia tutta la notte, ma all'alba si addormentò.
Rimase in attesa della sera tutto il giorno, ma quando quella grande stella sorse di nuovo dall'orizzonte, aveva qualcosa di strano, era diversa, era meno perfetta, le mancava una parte.
Il Tetraedro capì di aver sopravvalutato dell'astro, preferiva avere una forma spigolosa ma regolare piuttosto che una perfettamente curva, ma che cambiava tutte le notti.
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