I'm a bitch, i'm a saint
| [B]Log - Settembre 2008 |
In questa bolla di spazio-tempo ricavata dall'inizio di un settembre lavorativo rifletto su quanto mi ritrovo attorno. Nella sala della casa marchiggiana che mi ospita c'è Silvia che legge "Piccole Donne". Si esatto, c'è Silvia e non Claudia. Non che io abbia lasciato la mia unica anima gemella, ma ho approfittato, forme meschinamente nei pensieri di alcuni, di un piccolo soggiorno offertomi dalla padrona di casa per allontanarmi di nuovo dall'ambiente sempre più stantio di tutti i giorni. In particolare UN ambiente stantito di tutti i giorni, che non è certo la casa in cui condivido la cosa più bella che ho. Ma esistono le ferie apposta, no?
Ovviamente sono mortificato che Cla non sia potuta venire perché deve lavorare. L'agenzia le prende tre giorni della settimana e gli altri tre, sabato compreso, sono occupati, ancora per poco se mi da retta, dal Bibliobus. Quindi la scelta era se partire da solo o rimanere a casa e diventare pelato. Ho scelto di consentire a Claudia di accarezzare ancora i miei capelli e sono partito.
So che è una scelta difficilmente comprensibile e condivisibile; dopotutto si pensa che dopo l'inizio della convivenza scatti un certo giuramente implicito di compresenza nel medesimo luogo. Con Cla non è così ed è per questo che le do tutto me stesso con il sorriso di chi è felice.
Chiuso il comunicato stampa giustificativo passo ad esporre i temi che qui mi preme di sviscerare. In questi giorni cercherò di recuperare alcuni dei racconti che ho scritto e che ormai da tempo non sono più su internet. Rileggendoli ho provato un tale senso di insoddisfazione che ho deciso di rivederli tutti quanti. E mano mano che arriveranno le correzioni li ripubblicherò.
Ho anche un racconto lungo che attende di essere continuato, ma quello è un traguardo che mi prefisserò durante le vacanze di natale che mi aspettano. Quando ripenso alla storia infatti mi viene voglia di cambiarla e di riscrivere tutto da capo. I primi capitoli sono lirici fino allo sfinimento, per passare poi ad un fantasy leggero con una storiella nel mezzo che forse è da salvare, per poi arrivare ad un punto morto revisionato meno di 120 volte e quindi ancora insoddisfacente.
Ma perché scrivo? Sono consapevole di non avere alcuna speranza di pubblicare un libro in Italia; non mi reputo eccelso, ma neanche una capra, quindi non è per mancanza di bravura che dico questo. Pubblicare un libro nel nostro paese fondato sulla famiglia è più un fatto politico, di conoscenze, che di validità del testo scritto. Quindi se riuscirò a finire il libro sarà solo per dimostrare a me stesso, come oramai cerco di fare sempre più spesso, che sono in grado di portare a termine dei progetti. Gloria solo personale, ma pur sempre gloria.
Ovviamente sono mortificato che Cla non sia potuta venire perché deve lavorare. L'agenzia le prende tre giorni della settimana e gli altri tre, sabato compreso, sono occupati, ancora per poco se mi da retta, dal Bibliobus. Quindi la scelta era se partire da solo o rimanere a casa e diventare pelato. Ho scelto di consentire a Claudia di accarezzare ancora i miei capelli e sono partito.
So che è una scelta difficilmente comprensibile e condivisibile; dopotutto si pensa che dopo l'inizio della convivenza scatti un certo giuramente implicito di compresenza nel medesimo luogo. Con Cla non è così ed è per questo che le do tutto me stesso con il sorriso di chi è felice.
Chiuso il comunicato stampa giustificativo passo ad esporre i temi che qui mi preme di sviscerare. In questi giorni cercherò di recuperare alcuni dei racconti che ho scritto e che ormai da tempo non sono più su internet. Rileggendoli ho provato un tale senso di insoddisfazione che ho deciso di rivederli tutti quanti. E mano mano che arriveranno le correzioni li ripubblicherò.
Ho anche un racconto lungo che attende di essere continuato, ma quello è un traguardo che mi prefisserò durante le vacanze di natale che mi aspettano. Quando ripenso alla storia infatti mi viene voglia di cambiarla e di riscrivere tutto da capo. I primi capitoli sono lirici fino allo sfinimento, per passare poi ad un fantasy leggero con una storiella nel mezzo che forse è da salvare, per poi arrivare ad un punto morto revisionato meno di 120 volte e quindi ancora insoddisfacente.
Ma perché scrivo? Sono consapevole di non avere alcuna speranza di pubblicare un libro in Italia; non mi reputo eccelso, ma neanche una capra, quindi non è per mancanza di bravura che dico questo. Pubblicare un libro nel nostro paese fondato sulla famiglia è più un fatto politico, di conoscenze, che di validità del testo scritto. Quindi se riuscirò a finire il libro sarà solo per dimostrare a me stesso, come oramai cerco di fare sempre più spesso, che sono in grado di portare a termine dei progetti. Gloria solo personale, ma pur sempre gloria.
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