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Luglio 2006
20 Luglio 2006
[B]Log - Luglio 2006
Giovedì 20 Luglio 2006 01:00
Certe cose arrivano all'improvviso. Ad altre hai tempo di abituarti, ma non sempre significa soffrire meno. Il lutto è qualcosa che spezza in due il tempo. C'è un prima e c'è un dopo.Da una lato i ricordi, dall'altro il nero di domani, con la certezza di un passante in meno.
L'unico lutto che avrei dovuto sentire come vicino è stato quello di mio zio, anni fa. Non ho pianto né provato dolore. L'odio non me lo ha permesso. L'avevo trovata, con la cattiveria di cui solo un ragazzo cresciuto all'ombra di un problema più grande di lui, la soluzione migliore per tutti. Che per il deceduto non lo fosse poco mi importava. Ero, e su questo argomento ancora sono, un essere fatto di pura malvagità.
Questa volta a guardare lo stato di famiglia la cosa non avrebbe neanche dovuto toccarmi. E invece ha fatto male. E tanto. Una telefonata, dieci minuti per inquadrare l'evento, incastonarlo nel flusso di codice che avevo davanti agli occhi mentre lavoravo. Un buco enorme che si allarga dal petto per inghiottire ogni pensiero. E' scomparsa una di quelle figure che hanno avuto nella mia storia personale un basso profilo, un ruolo marginale, ma che ci sono sempre state con un sorriso. Nulla in confronto al dolore di un figlio o di una moglie, quasi ripugnante solo pensare di paragonare le due cose. Ma anche a me, in questo modo particolare, mancherà. Gli ho dedicato una canzone quando ho saputo. La tengo per me.
 
14 Luglio 2006
[B]Log - Luglio 2006
Venerdì 14 Luglio 2006 01:00
Il Cielo è azzurro sopra Berlino. Così ha concluso il cronista sportivo la telecronaca della finale mondiale Italia - Francia. Campioni del mondo, fra un gavettone all'acqua di lago, un Giuliano che arriva da Firenze solo in tempo per i supplementari e una testata di un quasi-pensionato francese.
La vittoria dell'Italia mi è costata ben 15 euro; per farle stringere la coppa infatti ho dovuto sempre scommetterle contro e, vista la mia sfiga più totale nell'ambito scommesse, ho sempre perso, cioè lei ha sempre vinto. Una finale vinta ai rigori, che tante delusioni ci hanno dato prima di questa immensa gioia. E si passa sopra a tanti pensieri, il terribile scandalo del calcio in patria [c'è chi parla di amnistia, agghiacciante], Totti che ha disatteso le aspettative (doveva essere lui a condurre per mano la squadra e invece ha contribuito meno di altri, anche se aveva l'attenuante della placca di metallo alla caviglia), Materazzi che, come è usanza, concede un rigore alla squadra avversaria, salvo poi stravolgere il copione segnando un gol e facendo espellere Toro scatenato Zidane.
Se Pessotto (in bocca al lupo) ha pensato bene di buttarsi dal 5 piano appena ha realizzato che la sua carriera da sportivo praticante era finita, Zizou negli ultimi dieci minuti della sua ultima partita ha deciso di sputtanare la sua intera immagine di ottimo calciatore.
Un ultimo accenno a Blatter, il rosicone francese che doveva premiarci, ma che non lo ha fatto... Suka!!!
 
05 Luglio 2006
[B]Log - Luglio 2006
Mercoledì 05 Luglio 2006 01:00
L'Italia in finale mondiale. Ho gli addominali a pezzi a causa della tensione accumulata per 120 minuti nella semifinale con la Germania. Per Domenica dovrò organizzarmi con un defribillatore d'emergenza.
Nuvole all'orizzonte, capitano!
Oggi su Skype, vicino al mio nick capeggia il motto: "Il "rodimento di culo" è un apostrofo rosa tra le due parole di una bestemmia". E questo dovrebbe bastare a disegnare nella mente di ognuno il mio stato umorale attuale.
 
03 Luglio 2006
[B]Log - Luglio 2006
Lunedì 03 Luglio 2006 01:00
Buonasera, mi chiamo Alessandro Piconi ed ho un problema (tra i tanti).
Si inizia sempre così in quei gruppi di recupero che si vedono nelle pellicole americane.
Sonno innamorato, ma lei mi respinge. Faccio di tutto per andarci daccordo, ma non c'è nulla di quello che faccio che le vada bene. E non posso dire che sia certo colpa sua. Sono un inetto, almeno in questo campo. Perchè di campo si tratta, che sia in erba o pozzolana, liscio o pieno di dossi e buche, polveroso. Il mio amore è la palla.
La foto che mi ritrare con la magla della Roma nell'anno del suo secondo scudetto ('82/'83) dimostra che già intorno ai tre anni avevo scoperto questa passione. Amo il gioco del calcio, lo trovo uno dei più belli al mondo, anche se non tra i più perfetti. Ci sono regole sbaglate, economie pesanti che lo soffocano, ma il pallone, lui non ha colpe. Nessuno inizia a giocare a pallone sperando di diventare ricco. Tutti iniziano a giocare a pallone per amore.
Io mi chiamo Alessandro Piconi, ho ormai 26 anni. La piena maturità fisica di un calciatore. E sono un inetto. I miei piedi non seguono la mia fantasia, ho dificoltà di attenzione mentre gioco, fiato corto, miopia che certo non aiuta. Ma la colpa di tutto è dei miei piedi.
Come ogni amante del calcio che si rispetti ho provato anche io la via del professionismo. Un anno di scuola calcio intorno ai sette-otto anni. Neanche troppo tardi. Il mister aveva l'aria di quello che capiva immediatamente le potenzialità di giovani. Io era la classica schiappa "da un anno solo". Difensore, il posto dei brocchi, almeno a quella età; e neanche centrale, esterno di destra. Ho giocato una sola partita "semi-ufficiale" ovviamente partendo dalla panchina e entrando quasi solo a tempo scaduto perchè era un amichevole ed era carino far giocare tutti quanti. Di quel giorno ricordo solo il terreno, sconnesso e non totalmente comperto dall'erba. Il mio sguardo non ha memorizzato altro. E il pallone non è fatto per quelli che guardano in terra. Ancora faccio sogni che mi ricodano quella sensazione, dove non riesco a stare in piedi e anche le azioni più banali sono impossibili. Credo di aver mollato perchè tutti mi prendevano per il culo di continuo. Sono cresciuto con Holly e Benji, ma quel buonismo non l'ho trovato nella mia scuola calcio.
E il sogno non si discosta molto dalla realtà. Fondamentalmente perchè sono uno che non vuole fare danni. Allora preferisco passare la palla di prima piuttosto che gestirla e rischiare di perderla. Preferisco evitare la zona di centrocampo dove ci va chi sa assumersi certe responsabilità. Ed è penoso non poter realizzare quello che il cervello è in grado di progettare. Mi ripeto con una frase che adoro per la sua forza comunicativa e immaginifica. Come dover urlare e non avere la bocca.
 


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