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Dicembre 2005
19 Dicembre 2005
[B]Log - Dicembre 2005
Lunedì 19 Dicembre 2005 01:00
Abemus Machina et Laboro.
Sono un felice lavoratore dipendente a tempo indeterminato. E da mercoledì 28 corrente mese sarò un felice possessore di Peugeot 206 grigio metallizzato. Visto che a casa mia c'è stata na grossa moria di mezzi di locomozione. Defunto il 126 di mia madre e guastatosi il motorino di mio fratello io ero tornato in seconda posizione con la mia bicicletta nella classifica dei mezzi di locomozione subito dopo la Punto di mio padre.
Oggi ho felicemente faxato i documenti per il mio primo finanziamento. Vedo schiudersi davanti a me le porte delle possibilità dello stipendio mensile. Devo ancora mettere a fuoco alcuni dettagli per il mio piano di conquista del mondo, ma sono quasi pronto. Non mi è mai dispiaciuto fare il tipo di lavoro che faccio ora, ma in questi giorni mi sento come un artista con un quadro, come uno scrittore con il suo romanzo, ho voglia di completare l'opera per guardarla. Ho regalato all'ufficio un set di tazzine per caffè che al negozio accanto a quello in cui le ho comprate costavano un terzo, ma sono dettagli. La mia scrivania si popola di oggetti: un leone paffutello e un Boss (criceto incazzoso di Hamtaro), due tazze con gatti sopra, un micetto di legno azzurro e un aggeggio per fare il thé. E pensare che faccio il programmatore.
Se ci aggiungiamo poi che oggi ho vinto al Fantacalcio 3-2 con la prima in classifica e che sono 1° a parimerito si rischia il nirvana.
Adesso inclino indietro la sedia quel poco che basta per gustare al meglio la situazione.
Unica nota stonata... Ho messo il record dello stronzo al Vapoforno. Tre pizzette rosse, un paio di etti di biscotti (poi essersi rivelati quasi un kg) 11 euro. ONKOMONONKO
 
14 Dicembre 2005
[B]Log - Dicembre 2005
Mercoledì 14 Dicembre 2005 01:00
Faccio da controcanto a Leo, in modo da darvi uno spaccato di quella che può essere la vita lavorativa in un ufficio di tre programmatori in una società composta da 6 individui. Il Fudo è il nonno della camerata; preesisteva alla entrata mia e di Giù dentro l'ufficio. Le leggende narrano che facesse caffè a raffica anche prima che ci fossimo noi due a consumarli, probabilmente li faceva per poi buttarli, solo come allenamento. E' anche il possessore del portatile dalle "supernove bianche", due zone dove la matrice rischiara i colori magicamente. E' stato l'iniziatore della moda a due monitor, ora seguita da tutti. Canticchia la canzone del 1288 dei cosini rossi per tutto il giorno, variando le parole a seconda del contesto, dai ritornelli sulle maledizioni al codice non adeguatamente commentato, fino a strofe semi-blasfeme eppure ricche di una compiacenza divina. Giuliano provvede alla creazione di sonorità nuove. E' l'inventore del click fastidioso del mouse Logitec. All'inizio pensavamo fosse il mouse ad avere qualche problema e a cigolare magicamente ad ogni pressione. Sostituitolo abbiamo appurato che è una forma di artrite reumatoide che affligge l'indice del suddetto programmatore. Abbiamo in comune lo smadonno facile perché lavoriamo entrambi sul codice di Ernione, amico di Harry Potter, ex programmatore della Xpen da poco volato per altri lidi; abbiamo visto funzioni che "funzionavano" per imposizione della mano divina, nomi di funzioni o cartelle fantasiose come tb_val_pos_car_paz oppure Xpen_future, intasamenti di spazio su server per copia multipla e ripetuta di cartelle identiche. Ora abbiamo un suo santino in ufficio a cui chiediamo aiuto nei momenti di sconforto. La giornata inizia con una colazione multipla composta da pizzetta rossa per me e Fudo, pizza bianca con mortadella per Giù e pasticcini vari per il Capò che non ama il salato di prima mattina. Il prezzo delle pietanze varia di molto a seconda se sia io a pagare oppure Giuliano. Abbiamo scoperto che i biscotti da te subiscono fluttuazioni giornaliere di prezzo all'etto anche di un buon 57%. Due pizzette rosse, una bianca con mortadella e 400 etti di pasticcini vengono il lunedì con pagamento di Giuliano 6,50 €. Due pizzette rosse, una bianca con mortadella e 200 etti di pasticcini vengono il martedì con pagamento mio 6€ (?). Due pizzette rosse, una bianca con mortadella e 300 etti di pasticcini vengono il mercoledì con pagamento di Giuliano 5,50 €. La pausa caffé assume sempre più derive distorcenti. Ora ha fatto la comparsa la sambuca... il prossimo passo sarà la crema di whisky. Pezzo forte del giorno è quando Fudo smette di inneggiare alla feci e comincia a fare a Giuliano: "Sei Polverari?!?" parafrasando alcuni sms inviati dal mostro Lupoli al suddetto. Un ottimo ambiente di sviluppo.
Nella foto Fudo mentre risponde al telegono e Giù che cerca di cancellare la scritta fatta con il pennarello per scrivere sui dvd (e quindi virtualmente indelebile) sulla lavagnetta dell'ufficio
 
12 Dicembre 2005
[B]Log - Dicembre 2005
Lunedì 12 Dicembre 2005 01:00
Guardo questo sito e vedo COLORI. Niente di anormale. Dopotutto i monitor a fosfori verdi stile matrix sono andati fuori commercio nella preistoria dell'informatica. Eppure quando ho scelto il nome, rubato dalle pagine di quel libro malato e visionario che è Neuromante di Gibson, pensavo a qualcosa di morto, o meglio a qualcosa di animato da una vita strascicata. Una intelligenza artificiale che vive pur non sapendo che cosa significa vivere. Forse il puzzle di brani filosofici che compongono il libro di testo che sto sfogliando con noncuranza in questi giorni mi influenza in queste mie riflessioni serali.
"Se sia più giusto seguire un sogno, comunicare chiudendo le orecchie a suoni esterni, o se non sia più corretto dare la possibilità al lettore di commentare, fare parte di questa esperienza comunicativa". Leggo i blog e vedo tanti poeti adolescenziali (vedere ieri per non prenderlo come un insulto) che commentano e ricommentano, creando piccoli gorghi di indentazione, circoli allargati ma mai veramente aperti. Guardo il mio e noto poche differenze. La maggiore è la solitudine del grattacelo che ho costruito. Una cattedrale, almeno per me, che visito con piacere, rimirandola e gustandola. Ma mi sembra di eccedere con l'autoerotismo.
La grande comunità dei naviganti viene dipinta come un bollitore in continua evoluzione che conduce verso stadi di socialità più ampi e avveniristici. Ma... ma capita raramente che qualcuno ti caghi se non per qualche interesse pregresso in comune. Insomma siamo tornati ai salotti borghesi di ormai due secoli fa. Si sfogliano siti non più come pagine di un libro, mostrando rispetto per il lavoro dello scrittore, ma più come facendo zapping con il telecomando. So per esperienza che l'utente medio non va oltre la 27esima parola di una pagina internet. Ma in quelle poche parole non faccio neanche in tempo a mandarti a 'fanculo e a spiegarti il perché. Come si fa? Non si fa.
Se ieri il problema che mi ponevo era "riuscire a parlare" oggi è "farsi ascoltare". Ma siamo comunque ad una fase avanzata della eviscerazione dell'Io. Non si rischia in questo caso una esplosione; infatti si è riusciti ad aprire la valvola di sfogo. Il pericolo è farsi venire una psoriasi perché nessuno ti ascolta. E mi viene da pensare. Quante volte ho scritto perché qualcuno mi leggesse? Tante. Forse sempre. E cosa me ne è venuto? Una irritazione nervosa guaribile con un bagno caldo. Il dramma è che a casa ho la doccia.
A parte le cazzate... nulla
Quando anche l'alternativo diventa moda o condotta canonica... questo è il dramma dell'adolescente poeta nel suo svernare verso la tarda-adolescenzialità.
Come dice Cla, al ragazzo che sono stato.
 
11 Dicembre 2005
[B]Log - Dicembre 2005
Domenica 11 Dicembre 2005 01:00
Il mondo degli adulti
Quand'è che si finisce per cadere nella trappola del "diventare adulti"? Non può essere un fatto meramente cronologico, di conteggio delle primavere o degli inverni, a seconda se si è ottimisti o pessimisti. Neanche lo status di "lavoratore" può aiutare in questo gioco di definizioni. E' uno spartiacque troppo vago, si finirebbe per catalogare forme contrattuali in un insieme o nell'altro. Qualche poeta adolescenziale sfigato (con tutto il rispetto per le categorie che reputo inferiori e delle quali ho fatto parte) mi direbbe che si diventa adulti quando si smette di sognare. A questo rispondo che non si smette mai di sognare. Magari si smette di ascoltare tutto quello che si sogna, ma di sognare no.
Insomma secondo questo tizio dovrebbe essere una questione di attenzione. Mmm, non mi convince del tutto. Anche perché i sogni di cui mi parla il poeta adolescenziale sono sogni altolocati, ricchi di ideali e aspirazioni massime, ricchi di pagine di letteratura, impregnati di una scolarizzazione che ha lasciato il segno. Eppure voglio credere che anche quelli male istruiti sognino. Se non altro perché così potrei dire che c'è qualcosa che unisce tutti, ma veramente tutti. Il mio poeta adolescenziale è vittima di una ingiustizia che affligge molti. Il cervello ci inganna facendoci credere che quella che abbiamo attorno è la realtà tutta. Invece quello che viviamo è solo un settore del "vero", spesso molto isolato da altre fette di esperienza.
Sono convinto che tutti abbiamo dentro qualcosa di molto profondo da dire. Saperlo comunicare in forme più o meno efficaci è un dono non di tutti, vuoi per povertà di intelletto (succede, purtroppo, di avere un cuore troppo grande e un cervello troppo piccolo), vuoi per mancanza di erudizione nei mezzi espressivi (scrittura, disegno e qualsiasi cosa possa venire in mente). Mi ricordo che da bambino mi mettevo a piangere per quanto ero incapace di disegnare. Avevo in mente le linee che volevo dare al volto, sapevo quale avrei voluto sottolineare con un tratto più deciso, eppure la mano andava per conto suo. Idem per la musica, dove il minimo senso del ritmo è richiesto per imbracciare un qualsiasi strumento. Fortuna che sapevo tenere in mano una penna in modo decoroso, altrimenti avrei rischiato l'esplosione.
Questo è uno dei drammi dell'umanità.
Pacca sulla spalla al poeta di cui sopra con una parola sottovoce di incoraggiamento: "Capirai". E gli auguro che la sua ragazza dei sogni, perché ce n'è sempre una per ogni adolescente letterato, non lo ricambi mai. Scoprirebbe altrimenti quanto sia imperfetta rovinando la sua immagine puramente mentale e costruita con tasselli di pagine di libro. Rischierebbe di diventare adulto.

Come capita spesso, mi perdo nei miei pensieri, tagliando il filo del discorso in piccoli capellini da fare in brodo. Colpa della BandaBardò di sottofondo, credo.
Ma con questo, cosa volevo dire?
(rispondere ad una domanda retorica è maleducazione.)
 


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