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Febbraio 2004
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Domenica 29 Febbraio 2004 01:00 |
Domenica
29 Febbraio 2004
Il 27 febbraio ho dato semiotica, un esame che avevo già tentato senza
aprire libro e al quale avevo rimediato un bel 21 senza perdere un ora di
studio su termini incomprensibili. Ma una sorta di orgoglio represso,
probabilmente residuo di un retagglio evolutivo che dovrebbe scomparire del
tutto entro le prossime tre generazioni di studenti, mi ha spinto a
ritentarlo.
Questa volta avevo studiato, anche se non proprio approfonditamente. I test
di solito sono a risposta multipla con i moduli a lettura ottica. Questo
consente di mischiare domande e risposte al fine di non far copiare troppo
spudoratamente i vari studenti. Fortuna ha voluto che io e un'amica di
università, portando un "libro a scelta" introvabile (solo 12 su 390 lo
portavano) ci siamo beccati domande scritte a mano dal prof. e tutte
identiche, sia nell'ordine delle domande che delle risposte. Fortunatamente
la mia amica mi è sembrata molto preparata, e spero di aver copiato bene. A
presto i risultati. Giovedì ho l'esame di Lingua Inglese, venerdì quello di
Economia Politica. Mi sento come una mitragliatrice da esami. Non faccio in
tempo a darne uno che subito l'ombra di uno nuovo incombe gelida. E
generalmente quando mi si mette pressione io rispondo fermandomi del tutto,
come in queso momento. Dovrei essere a studiare curve di indifferenza e
isocosti, invece perdo tempo scrivendo quello che mi passa per la mente.
Ieri sera mi sono visto in piacevole compagnia il primo dvd di "Nadia, il
mistero della pietra azzurra", uno dei miei cartoni preferite, che la tv ha
gentilmente deciso di dimenticare senza più riproporlo. Chi lo conosce sa
quanto è carino. Tanto da spingermi a spendere 25 euri ogni quattro episodi.
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Febbraio 2004
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Domenica 15 Febbraio 2004 01:00 |
Lunedì
15 Febbraio 2004
San Valentino, un giorno in cui sei obbligato a volere bene a qualcuno e a
dimostrarlo. Se può essere uno spunto per commercianti e venditori vari,
dovrebbe fare ribrezzo alle coppie legate da qualche tipo di affetto. Non
critico la festa in sé, non mi piace però che si "debba" cinguettare il
proprio amore, pena "il dimostrare di non essere innamorati".
San Valentino per me è ogni giorno che passo felice con a chi voglio bene
accanto e non una data sul calendario.
Chiusa la parentesi.
Ieri sera, unitomi per solidarietà nel girono dei non-corrisposti, come lo
chiama Giù, si è dato vita ad un tavolo di Poker dalle caratteristiche
grottesche. I cinque giocatori erano: il Conte Doria, famoso per la sua
recente sfiga con le carte e le sue battaglie contro l'Esercito Italiano che
lo vuole far milite ad ogni costo, Pepo, famoso per la sua capigliatura riccioluta e
la sua mole imponente, Giù, famoso per essere perseguitato da una sfiga
clamorosa con le donne, anche con quelle che non conosce, e , infine,
Cristina, unitasi per caso al tavolo da gioco, famosa per i Profitterol (si scrive
così?) e per i suoi bigné ripieni. E per ultimo io, Alessandro; vi
ricorderete di me per mani di poker come: "Poker di Kappa e Poker di Donne"
oppure per "Colore di Fiori a Teresina".
Cristina, nonostante la veste agelica a tinte azzurre e bianche non riesce a
fare un piatto fino a Mezzanotte, forse distratta dalle dosi ingenti di
fritto che passano sulla tavola, tra olive ascolane e mozzarelline.
Quando però si chiama Giro, in quanto lei deve andare a casa, riesce con due
mani a recuperare parte della sua fortuna depredando le casse di Giù e il
Conte Giancarlo, aiutandosi con qualche ladrocinio impudente dalle risorse
di Pepo, vantando diritto di patrocinio sul di lui forziere. Esce quindi con
solo 50 centesimi di passivo.
Uscendo di scena Cristina, la partita riprende dopo una seconda interruzione
di olive ascolane e, come era prevedibile, l'elevatezza dei discorsi crolla
istantaneamente ad un livello pari a quello di un bordello londinese di fino
ottocento. Proseguono le mani e in un gioco di libero scambio capitalistico
si ravvede un accentramento di capitali nelle zone polari del tavolo,
corrispondeti ai giocatori Pepo e Me, mentre nella zona equatoriale,
corrispondente al deserto dei poveri, si genere una bassa pressione che crea
aridità. Risultato finale, Giancarlo comincia a parlare di politica per
distrarre Pepo e compromettere le sue performance di gioco, ma non gli serve
ad assottigliare il margine di sconfitta che si attesta intorno ai 2 euro.
Più dura invece la pena inferta a Giù che si congifura come una macchinetta
da improperi perfettamente configurata, che sforna fantasiose quanto
inoffensieve imprecazioni contro il nulla. La guardia di finanza gli estorce
3 ricchi euro da devolvere alla causa dei vincenti. A nulla valgono i
programmi una e venti su T9 per sollevare il morale degli sconfitti.
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Febbraio 2004
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Venerdì 13 Febbraio 2004 01:00 |
Pasquetta 2004 A causa della danza della pioggia di Pepo che si vocifera effettuata con un rituale poco ortodosso facente riferimento alla scuola onanista nel giorno precendete la Pasquetta, un ammasso di nubi cumuliformi ha di fatto impedito il regolare svolgimento della scampagnata annuale, trasformata in un pranzo ad oltranza nel capannone di Giu. Raccattando qui e lì qualche pezzetto di legna non bagnata e spedendo il Conte con gli occhi ancora abbottonati dal sonno a fare la spesa per 11 persone, si è tirato su un finale alternativo ad una giornata che partiva come uggiosamente triste. Pepo, nonostante i suoi desideri di evitare le lunghe camminate per prati si siano poi avverati, si presenta con un oretta buona di ritardo dopo aver fatto lo sborone la sera precedente vantando una puntalità che non gli appartiene. Misterioso rimane il motivo di tale ritardo che non ha voluto confessare, dice lui, per vergogna. Cominciano i preparativi con i primi arrivati, pulendo sommariamente la camerata che avrebbe fatto da bivacco per un giorno intero. Il del Conte, coadiuvato da il Baitch e Silvia, torna dalla spesa con una decina di cestini di fragole non richiesti, ma che finiscono per essere una geniale intuizione. Il sottoscritto cuoco deve aver fatto qualcosa di male perché viene punito con un pezzo di pancetta marmoreo da affettare per preparare la matriciana. Aiutato da un coltellino di quelli della casa di Barbi(e) che non taglierebbero neanche l'acqua, riesco a dividere la pancetta dal grasso. Pepo riscatta la sua giornata iniziata male andando in missione alla ricerca di una cipolla per il soffritto, impiegando mezz'ora e facendoci chiamare dalla madre perchè lui non era in grado di scegliere la quantità esatta di pomodori necessaria a sfamare 11 persone. La madre, evidentemente impietosita e mossa a compassione ci chiede se necessitiamo magari di qualche melanzana o carciofo. Cominciano ad arrivare tutti, tranne Sara a_che_Ora_laVIDI che con tutta la calma possibile arriva, sveglandosi per lei all'alba, all'ora di pranzo. Non trova però pronto in tavola perchè i tempi si sono allungati e deve quindi anche lei suo malgrado collaborare alla cottura. Il sugo cuoce tranquillo mentre il Conte tenta con ogni bieco mezzo di far aggiungere peperoncino in quantità industriale a causa della sterilità delle sue papille gustative, arrivando persino a tentare l'effetto sorpresa con un frase all'improvviso del tipo: "Ce l'hai messo il peperoncino?!" peraltro già coperta da copyright. Arriva anche Leo portando due bottiglie sfiziose di vino, una delle quali finisce immediatamente sotto il protettorato stretto di Silvia, che con il vino vanta una lunga relazione. Si mangia la pasta e Cristina, con una mossa capitalistica, cede la sua pasta a Pepo, che senza porre domande la fagocita, aspettandosi l'arrivo imminente delle Crepes promesse. Purtroppo per motivi organizzativi e logistici la loro cottura viene rinviata di qualche ora e la poveretta vaga affamata alla ricerca di qualcosa di zuccheroso e dolce per tutto il tempo. Quando la noia giunge a livelli da record del mondo si decide di ricorrere alla Editrice Giochi, giocando a Visuale Game, gioco di cui nessuno conosce forse realmente le regole, nonostante le numerose partita fatteci. La carenza di senso artistico e del gusto del bello si palesa con tutta la sua violenza. Cristina disegna una corona circolare con all'interno dei segnacci indecifrabili e pretende che si capisca che è una pizza Margherita. Giu, dovendo disegnare la parola moneta, si esibisce in una replica su lavagnetta della moneta da un euro. Jody, dovendo rappresentare il proverbio "Ambasciatore non porta pena", inizia con il disegnare un uomo con una borsa e un sombrero, poi l'Italia e infine una penna stilografica (che doveva rappresentare, secondo la sua mente sotto effetto di stimolanti, il "pena" del proverbio). Inutile dire che solo un appassionato della settimana enigmistica preso da una insolazione avrebbe potuto arrivarci. Dopo questo intermezzo per cacciare la noia si è passati al dolce, degustando una monumentale torta alle fragole fatta dalla mamma di Cristina e il tiramisù alle fragole fatto da Silvia. Dopo una partita a Traversone finita con un accordo di parità tra gli ultimi tre contendenti rimasti in gioco si da il via finalmente alla preparazione delle Crepes con somma gioia di Cristina che inizia a zompettare per tutta la sala battendo le mani come una bambina di 7 anni. La serata va avanti con la cottura delle salsicce, qualche patata al cartoccio, e la scoppiettante partita a poker delle sette persone rimaste; partita che dato l'elevato numero di giocatori si gioca con tutto il mazzo di carte. Nel finale ultimo di serata rimangono a scofanarsi le ultime patate al cartoccio il sottoscritto con il Conte, Giu e Pepo, affrontando discorsi del tipo: "Quali erano le probabilitò di Jody di avere tre tris serviti per tre mani consecutive?", "Che cos'è una convoluzione?", "Qual'è il colore preferito da Dio?" e "il Bdsm fuori dalle lenzola è da considerarsi una scoperta del nostro secolo?". Con questi e altri inquietanti interrogativi che non vi pongo vi lascio. |
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Febbraio 2004
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Venerdì 13 Febbraio 2004 01:00 |
Venerdì
13 Febbraio 2004
Sembra incredibile, ma anche se sei solo un giocattolo di plastica devi guardati dalle sole che ti rifilano le donne, il giorno prima di San Valentino per di più. Ken se ne stava tranquillo tranquillo nella sua casa di plastica e pensava che nulla avrebbe potuto interrompere l'amore con la sua Barbi. Lei infatti non aveva ceduto neanche alla corte del suo cugino palestrato, Big Gym. Ma ecco che la graziosa bambola manda a dire dai suoi legali a Ken che vuole la separazione. Motivi? Glieli forniscono gli avvocati: Barbi vuole la sua indipendenza, si sente soffocare dalla relazione ormai di 40 anni con Ken e vuole ritrovare se stessa. Neanche un reality show avrebbe potuto creare una storia simile. Sembra l'invenzione di un regista pazzo e squilibrato, invece è la nuova linea della casa produttrice della bambola più famosa dell'occidente, la Mattel mi pare (non era la stessa di He-Man?). A Ken vengono affidati i figli a quanto pare, visto che il nuovo Style di Barbi la vede libera e libertina in vesti californiane, con un succinto due pezzi, pelle abbronzata e occhiali scuri che le coprono i due occhi azzurri da principessa delle favole. Ragioni della svolta? Evidentemente la Barbi romantica e innamorata non tirava più sul mercato ed ecco quindi spuntare la versione mignotteggiante. Sembra questa la tendenza delle bambola di questo inizio secolo, vestiti sgargianti e vistosi, centimetri di pelle scoperta, occhi grandi con ciglia al limite del regolamento biologico e labbra gonfie come canotti. Non sono più un bambino e non sono mai stato una bambina, quindi non credo di poter dare un giudizio sulla nuova fisionomia assunta da questi giocattoli, ma sinceramente mi ricordano più una prostituta che una principessa. Quindi le bambine non sognano più di essere le spose di un principe? E se le bambole sono le proiezioni dei desideri futuri delle piccoline, ci ritroveremo con una disoccupazione da sovraffollamento nel settore "intrattenimenti sessuali"?
Riesco a spiegarmi Costanzo in televisione, riesco a capire chi diventa maniaco del Grande Fratello, ma non mi spiego questa trasformazione dei prodotti per bambini. Del resto l'archetipo dei giocattoli per bimbi di sesso maschile è rimasto lo stesso, magari cambiano nomi e lavori, quello che una volta era He-Man adesso si chiama Action-Man, magari prima combattevano le forze del male su pianeti lontani, adesso invece si addentrano in giungle stile Vietnam per combattere l'oppressione del giusto, ma sempre di forzuti cazzutoni si tratta.
Le uniche spiegazioni che riesco a darmi sono la modificazione della figura della donna nell'immaginario sociale, ma questo figurarsele come un prototipo provocante, intraprendente, aggressivo, deciso, dotato di una forte componente sessuale, invece di elevare questa silouette non la rilancia alla fine nei recessi più profondi dell'immaginario maschilista?
Le bambole di una volta non avevano una personalità, erano fatte di pezza ed era la bambina che decideva chi la sua bambola doveva essere, se una principessa, se una giornalista, se una danzatrice. Adesso sono troppo caricate per uscire dal personaggio che rappresentano. Ora se hai una bambola hai solo quella, una volta avendone una potevi farla diventare chi volevi tu.
Come quando Bart non può andare a vedere il film di Grattachecca e Fichetto ed esordisce dicendo: "Nessun film potrà mai essere più divertente della fantasia di un bambino"; Poi si rende conto che anni di televisione hanno atrofizzato il suo lato creativo e non riesce ad immaginare nient'altro che i due personaggi del cartone fermi immobile che ogni tanto sbadigliano.
Mi dispiace per Ken e per la scatola di plastica di cioccolatini di platica a forma di cuore che aveva comprato per la sua Barbi per San Valentino. Dovrà invecchiare da solo.
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Febbraio 2004
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Venerdì 06 Febbraio 2004 01:00 |
Venerdì
6 Febbraio 2004
Ieri sera sono andato insieme a qualche amico in questo posto, il Qube, di cui avevo sempre sentito parlare e a cui non ero mai stato. Da fuori sembrava una sala giochi enorme in stile anni 80, con l'aria molto da Terminator per capirci, metallo giustapposto a luminescenze rosse e blu elettrico. Dentro si vedeva che non era una sala giochi, ma per il resto la prima impressione aveva colto l'essenza del posto. Mi ero lasciato convincere ad andare in questa ex-fabbrica (molto poco ex) perché suonava il gruppo di un nostro amico al secondo piano.
La divisione del locale sembra molto di stampo Dantesco, anche se con i livelli mischiati per bene tra loro. Tre gironi, tutti infernali.... ineffetti a chi piacerebbe mai essere in uno degli altri tre libri?
Al primo girone suonava la Gnometto Band, che sembrava conosciuta dagli amici che erano con me, ma di cui io ignoravo l'esistenza fino a quella sera. Un tizio con un cappello ai limiti della decenza cantava canzoncine sfiziose e ironiche coinvolgendo per bene il pubblico, accompagnato da due coriste, sfiziose anch'esse, ma per motivi estetici.
Nel secondo anello suonava questo nostro amico con il suo gruppo, con un pubblico ad alta concentrazione dark. Mentre suonavano dietro alle mie spalle e quelle di un mio amico appaiono due ragazze carine che si mettono a sentire la musica. Sguardo complice come a dire: "Visto che carine?". Ci rigiriamo per guardare un pochino il concerto e dopo qualche istante mi volto di nuovo verso le due ragazze, che però erano scomparse lasciando il posto a due omaccioni enormi metallari, stile motociclista Free-Rider americano con una leggera sfumatura su Nazista. Il cambio di percezione è stato traumatico.
Nel terzo piano, tra sopraelevate e ingranaggi meccanici enormi, in un ambiente che ricorda il Gaswork si Fusi di Testa (attenzione, citazione dotta), suonava un gruppo dove il cantante sembrava quello dei Prodigy dimagrito e ulteriormente imbruttito. Il percussionista, con una batteria in stile muccato, richiamava quello dei Pooh, sia per età che per quantità di capelli giallo paglierino cotonati, nonostante il tagli non lungo. Il cantante, rasato e con due corna attaccate in testa cantava sguaiato e ammiccante alle fighette di turno che ballavano sotto il palco.
Le due ore passate la dentro sono volate in un attimo, forse a causa delle troppe cose da vedere. La serata si è felicemente conclusa dal paninaro di Porta Maggiore con un sontuoso panino con salsiccia peperoni pomodoro insalata e maionese e una profezia che si avvera: Alessandra, una degli amici con cui ero al Qube, profetizza a metà panino che mi sporcherò con l'olio che mi cadrà nella manica del cappotto. Accade dopo due morsi. Non sapevo a quale religione rivolgermi per avere giustizia, poi la voglia di finire il panino ha sedato la mia rabbia.
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