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Giugno 2002
23 Giugno 2002
[B]Log - Giugno 2002
Domenica 23 Giugno 2002 01:00
Domenica 23 Giugno 2002
Forse non tutti voi sapete che per fare finta di lavorare e sopire così il mio ego nullafacente, ho accettato una proposta che mi hanno fatto. Praticamente si tratta di fare la presenza ad un circolo velico sul lago, vicino a dove abito, e aiutare se serve una mano. In realtà oggi non sarebbe dovuto essere il mio turno, ma siccome quello che lo doveva fare era per sbaglio in Olanda, l'ho sostituito io.
La mattinata scorre piacevole come sottofondo il dolce vento di lago e tra le mani un bel libro di Strinberg. La giornata prende una piega strana quando si fa l'ora di pranzo. Un marasma di persone di accalappiano tutti i tavolini liberi e cominciano a mangiare. Io in disparte, seduto sotto un albero, con il mio bel libricino, tranquillo guardo quella gente e penso: "Sembra brutto chiedergli di darmi da mangiare ora che sono così indaffarati, aspetto che le cose si calmino un pochino".
Si fanno così le 2 e 30 e io, che comincio a sentire un certo languorino, mi avvicino al proprietario della baracca e gli faccio: "Scusa, ma per il pasto qui come funziona?". Lui mi guarda con aria distratta e mi dice che devo chiedere ad una ragazza quando voglio mangiare. Siccome la fame comincia a farsi avanti rumorosa mi avvento sulla tizia in questione e le dico: "Mi hanno detto che devo rivolgermi a te per mangiare... ehm... e siccome ho fame...". Lei per tutta risposta fa un segno di assenso con il capo e riprende ad occuparsi delle sue faccende. Io, mentre lei non guarda le dico: "Aspetto che me lo dici tu quando sei comoda allora...ok?". Altro segno di assenso con il capo.
Intanto si fanno le 3 e il mio stomaco protesta. Mi si avvicina il capo, ma invece di dirmi di mangiare mi spedisce ad accompagnare uno alla sua barca a largo con un pedalò, io che non avevo neanche la forza per respirare, visto che il digiuno non è mai stato uno sport che mi è piaciuto.
Assolvo al mio compito e dopo aver accompagnato tutta una pesantissima famigliola alla loro barca con un pedalò mosso dalla forza delle mie sole gambe, torno a riva e allegro come uno scolaretto rivado dalla tizia che mi doveva chiamare per il pasto. Le dico che sto per morire di fame, e lei mi guarda come se cadesse dalla luna e mi fa: "Ma la cucina adesso è chiusa...".
Non sapevo che cosa fare. Non avevo la forza di inkazzarmi, quindi da escludere una reazione un minimo violenta. Non mi andava neanche di parlarci perché tanto non mi avrebbe capito. Adottati la classica soluzione alla Gandhi, faccio spallucce e me ne vado a sedere sotto il mio bel albero con una bottiglietta di acqua, mio unico pranzo.
Comincio a riflettere.
"Ineffetti se la cucina ora è chiusa mica mi posso mettere a piangere, pazienza... certo però che sono tutti rincoglioniti qui è? Mangiano e non si accorgono che io non l'ho fatto? Boh. Va beh, alla fine mi prendo i soldi per stare sotto un albero a leggere, per una volta ci posso pure stare..."
Dopo una decina di minuti vedo tutti quelli che lavorano in cucina, capo compreso che si mettono a tavola e mangiano. Allora mi balena alla mente che mi stanno prendendo per il culo.
Mi giravano tanto le palle che non ho detto neanche nulla, mi sono messo a guardare il capo mangiare e basta, come uno stilita sopra la sua colonna, impassibile allo stomaco vuoto e al cervello che mi diceva: "Stupido! Stupido!".
Lui alla fine il capo si gira verso di me e mi fa:"Che dice?" (un espressione che si usa, anche se non so il perché, per significare "che c'è?") "Che dice?". Avrei voluto rispondergli: "Dice che sei stupido! Ma come mi dite che la cucina è chiusa e poi voi vi mettete a mangiare?". La mia sensazione di essere preso in giro aumentava.
Mi sono chiuso in uno stato neuro-vegetativo e non ho proferito parola, mi sono rimesso a leggere e a sfamarmi con l'acqua. Il finale è stato da fuochi d'artificio.
Verso le 5 e 30 gli faccio: "Scusa, ma verso che ora dovrei andare a casa?". Lui mi guarda come se gli avessi chiesto la formula per trasformare il sugo alla matriciana in oro e come unica risposta mi fa cenno di aspettare un minuto. Ne ho aspettati 30 di minuti e lui non si degnava di darmi una risposta, nonostante lo seguissi per fargli presente che volevo quella informazione. Alla fine gli ho richiesto a che ora me ne sarei potuto andare e lui mi guarda con occhi da cerbiatto ingenuo ubriaco e mi dice: "Guarda, che te ne puoi pure andare", si gira con fare da cowboy e si mette seduto su una sedia con i piedi sopra alla ringhiera dandomi le spalle senza salutarmi. Io scuoto la testa e me ne vado in silenzio. Mi ricordava troppo l'ultima mia serata da barista.
Quando ho fatto il barista di notte per due mesi, stavo aspettando l'inizio di un corso che dovevo seguire. Una sera parlando con il proprietario gli comunico che sarei potuto rimanere a lavorare al bar per una settimana ancora. Lui mi guarda con la faccia da re di coppe e mi dice con tono borioso: "Tu non ha capito un cazzo, tu lavori qui altre due settimane e se non trovo qualcuno anche dopo...". Io lo guardo con la faccia incredula e gli faccio notare che non sono segnato e che me ne posso andare quando voglio. Lui in tono spocchioso risponde: "Fai come ti pare..". Seguito da tanti vaffanculo sommessi.
La scena che ne è seguita è stata epica.
Io che lentamente mi tolgo il grembiule delle pulizie, poso lo scopettone appoggiandolo al muro, mi tolgo con lentezza i guanti di plastica che fanno un leggero schiocco, sposto il secchio dell'acqua sporca, prendo le mie cose ed esco dal bar per non metterci piede mai più, mentre il famigerato "Scintilla", il proprietario, mi guardava non capendo.
Ho avuto una terribile sensazione di "già visto".
 


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