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In questi giorni Cla, che lavora per il bibliobus, ha deciso che non devo abbrutirmi con la scusa che sono un programmatore e che era il caso di riprendere a leggere come quando ero un 11enne. Quando avevo 11 anni però leggevo su un dondolo o una amaca all'aperto tutto il giorno, quindi era più semplice trovare il modo di rilassarmi quando la vita ancora non mi forniva foni di stress. In pratica potevo rilassarmi facilmente quando non ne avevo bisogno ed ora che ne ho bisogno mi hanno portato via la mia amaca tra i due pini marittimi. A dire il vero i pini non ci sono più, quindi mi hanno portato via anche loro.
Sapendo che il film Alta Fedeltà mi è piaciuto molto mi ha portato l'omonimo libro da cui è tratta la pellicola e devo dire che si sta rivelando una piacevole sorpresa. Ci sono dei momenti molto belli del libro (il protagonista si rammarica di non essere un cantante e di non poter lasciare al mondo un motivetto da fischettare che parla della sua ultima esperienza d'amore, ma immagino che isolato dal contesto questo brano non sembri bello e geniale come è parso a me). Oggi ho fatto trasudare un poco di tensione grazie alla Wii, facendo a cazzotti con un bestione asiatico che mi ha retrocesso da professionista a semplice schiappa. E' servito a farmi dolere i muscoli, tanto sono molli e non allenati. E sto riscoprendo il valore dell'ozio in solitaria. Ed è vero che i rapporti con il tempo cambiano, che forse non mi farei più mezza città con i mezzi pubblici agghindato, per quanto possibile, per la ragazza con cui vivo. Però so anche che ora darei per lei moltodi più di quanto avrei rischiato allora. I rapporti cambiano, si consolidano (il che non è da intendere con nota negativa), si smette di voler colpire l'altro, ma ci si convince che si è disposti a dare molto di più in caso di bisogno. O almeno così crediamo. A casa e il lavoro tutto bene, per chi se lo stava chiedendo. A casa meglio che al lavoro. Scrivo troppo di rado per poter condensare tutto. Ho visto "Tutta la vita davanti" di Virzì e devo dire che si colloca sempre sopra la bassa media dei film di produzione italiana. Affronta un tema complicato come quello della precarietà, sia lavorativa che emotiva, analizzando gli intrecci tra questi due ambiti. Cose che non mi sono piaciute: - Alcuni episodi del film dichiaratamente funzionali alla trama sviluppati in modo banale; (es. Claudio megadirettore che usa l'ultima arrivata per chiedergli un favore molto personale mettendola a conoscenza di cose forse troppo personali)
- Un appiattimento del personale del call-center come di una massa informe incolta che vive e discute del grande fratello;
- La protagonista laureata che riesce meglio di chiunque altra nel lavoro perché in fondo è più intelligente.
Cose che mi sono piaciute: - La coinquilina della protagonista, non solo per la clamorosa scena di nudo con Mastandrea, ma soprattutto per le capacità di recitazione dimostrate dal momento del licenziamento in poi (prima si poteva pure pensare che fosse cretina veramente e non fosse una ottima prova di interpretazione)
- L'aria generale del film, di sospensione, descrive molto bene una fascia di età che è il limite di passaggio dal mondo della scuola a quello del lavoro; dalla vita spesata alla vita da spesare.
- La protagonista, molto brava nella parte, è una credibilissima studentessa, con la sua camminata particolare, a volte irrazionale e così umana, forse a volte prevedibile nei comportamenti da "buona a tutti i costi".
- La Ferilli che pur non essendo una attrice dimostra che in fondo tutti possono riuscire bene in un personaggio se gli si adatta a pennello
- I malumori e le tempeste di una generazione che non trova un lavoro stabile a "calmarli".
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